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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Saggiamente

mag 29th, 2007 | Da | Categoria: Artisticamente, Ragazzo padre

ballerinaPremessa per la mia bambina. Quando leggerai questo post probabilmente sarai molto grande ed avremo avuto modo di riderci già sopra, ma a scanso di equivoci voglio dirti che sono stato molto contento di aver visto il tuo saggio di danza. Sei stata bravissima nell’interpretare un gattino e nel guardarti sono stato davvero contentissimo. Anche nel vedere la tua eccitazione per essere stata su un palco a goderti l’applauso. Meritatissimo ovviamente. Ti dico questo perché tu sia sicura che quanto leggerai più avanti non ha nulla a che fare con lo spettacolo che ti ha vista protagonista. Tra l’altro sono stato felice e sorpreso che ti sia stata assegnato il centro del palcoscenico, segno che te lo sei meritato per i tuoi sforzi interpretativi. Brava continua così e studia se ti piace. Magari papà ti porta pure al balletto della scala un giorno.

Detto questo…

I saggi di danza sono una delle sacre prove di abnegazione che un genitore deve superare prima o poi. Inutile provare a sottrarsi iscrivendo la prole a qualcosa altro, il saggio esce dalla quinta di un teatro e rientra dalla porta di una palestra o emerge dall’acqua di una piscina. Sotto qualsiasi forma si presente ci saranno sempre orde di mamme ed eserciti di nonne che dopo una stagione di allenamento in tifoseria si apprestano a fare il loro di saggio.
Capita infatti che tu arrivi al teatro già gremito, incontri lo sguardo della madre di tua figlia che, un po’ fuori standard a guardarsi intorno, ti informa che c’è un po’ di confusione (eufemisticamente) ma che per me ha trovato un posto in seconda fila. La regola doveva essere: mamme nelle prime fila, nonne ed amici alle ultime. I papà, lo si nota immediatamente, sono in un limbo. Però le mamme hanno occupato più posti del dovuto per via di altri figli più piccoli, qualche nonno ex-bersagliere al grido di Forza Savoia ha sfondato la retroguardia mammesca occupando qualche avanposto, tutta l’organizzazione è andata a puttane ed io mi ritrovo a poter disporre di un posto in seconda fila. Centrale per giunta. Mentre mi guardo intorno per decidere se passare da destra, da sinistra o saltare direttamente dall’altra parte (avessi solo una baionetta lo farei), una mamma si innesta due canini posticci e mi ringhia: <blablablabla POSTO blablabalbla MAMMA blablabla BAMBINO blablabla TORNARE>, faccio gentilmente presente che non sto puntando al posto al suo fianco ma a quello dietro. Uno dei nonni bersaglieri a quel punto mi sorride come dire <Passa di qua, ti copro io le spalle> ed aggirando la mamma di prima, arrivo a sedermi.
Appena la situazione si placa una voce raccomanda di spegnere i cellulari e di non usare i flash. Questo è il segnale dato ai papà fotocineoperatori di cui mi onoro si far parte. Mi guardo intorno ed è un proliferare di macchinette e videocamere. Aspetto sornione ancora un attimo e quando le luci si abbassano tiro fuori la reflex con il 70-300, modestamente sono quello che ce l’ha più lungo e credo di potermela giocare financo con il fotografo ufficiale che, orrrrrore, scatta usando un flash. Io ne farò orgogliosamente a meno.
Si apre il sipario ed appaiono i primi bambini, i più piccoli, che interpretano fiorellini e farfalline. Le mamme si sbracciano per farsi vedere, i piccoli incuriositi le cercano con lo sguardo poi si voltano all’unisono verso sinistra a guardare le maestre che mimano i movimenti. Sono molto teneri ma sembrano non capire molto. Va beh.
Finisce il loro piccolo momento ed entrano quelli un poco più grandi. I gatti, tra cui mia figlia. Fanno anche loro il loro numerello, strappano applausi e risate quando danno le spalle al pubblicano agitando la codina e si accucciano poi tra grandi applausi e nomi gridati per farsi trovare.
Qui scopro che alle mie spalle ho la più grande urlatrice del teatro: una bambina di sette, otto anni che evidentemente ha sorelle di tutte le età perché trova sempre un nome nuovo da urlare per ogni balletto.
Ancora un cambio di musica ed entrano le preadolescenti.
E qui mi viene il primo pensiero serio della serata.

Oh tu bambina preadolescente, oramai saranno quattro o cinque anni che fai danza, perché lo fai? perché ti piace o perché lo vuole mamma? Te lo chiedo perché se ti piace dovresti aver capito che in un balletto si presuppone di andare a tempo ed in un saggio di farlo bene. Tu puoi anche non essere al punto da ricordare tutti i passi e va bene. Ma se cerchi mamma tra il pubblico e ti disinteressi a quello che succede attorno a te forse non è il massimo. Che ne dici di fare nuoto il prossimo anno?

Cambia ancora balletto ed è la volta delle adolescenti. Stavolta la maggioranza delle ballerine sta effettivamente ballando su un palco, in uno spettacolo, davanti al pubblico. Brave. In mezzo a loro c’è qualcuna molto sviluppata ed anche un po’ sovrappeso per lo standard ballerinesco ma non se ne cura e salta leggiadra e pesante nello stesso tempo ma comunque apprezzabile nei movimenti. C’è però anche qualcuna evidentemente goffa nei movimenti e quando alza le braccia le si notano i peli sotto le ascelle.
E qui mi viene il secondo pensiero serio della serata.

Oh tu mamma dell’adolescente goffa, non ti senti un po’ responsabile? Mi spiego. Perché pensi che la danza sia così bella per tua figlia? Forse perché si sa, "la danza insegna la grazia" ma mica la insegna da sola. Forse ha bisogno di un po’ di supporto caratteriale, sopratutto per non sentirsi fuori luogo davanti ad un pubblico o in mezzo ad altre ballerine più snelle e sfrontate. Non ti sembra saggio che per far sentire a proprio agio in un ambiente un adolescente sia il caso di formarlo per quell’ambiente? Se a scuola sei "diverso" dagli altri hai due strade: adeguarti e seguire gli altri o sentirti sicuro di te e provare a fare qualcosa di diverso. In mezzo ad altre ballerine forse non vale la stessa regola. Che ne dici di aiutarla ad essere meno pesce fuor d’acqua?


ballerina

Tag: adolescenza, balletto, mamme, saggio di danza

3 commenti a “Saggiamente”

  1. Casualmente ieri ho visto “Little Miss Sunshine”… il tuo post capita a fagiolo :) Sottoscrivo i tuoi “pensieri della serata” :-)

  2. alessia scrive:

    sorrido leggendo il tuo post…domenica mi aspetta a braccia aperte la stessa esperienza!!!
    un bacio ad AnnA!

  3. Maurizio scrive:

    Il brevetto in piscina

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