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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Quella stretta allo stomaco lì

mag 18th, 2007 | Da | Categoria: Reloaded

Avete presente quei film noir, con il protagonista un po’ solitario dal passato torbido che si nasconde in giro per il paese per sfuggire al nemico di sempre, un poliziotto, un killer, chi lo sa; qualcuno che lo conosce così bene da scoprirne ogni volta la nuova identità? Avete presente quelle atmosfere fumose, i vicoli bui? Ecco, in quei film lì il protagonista ad un certo punto cammina nella notte, magari esce da un bar con ancora l’ultimo bicchiere di whiskey che gli brucia in gola. Il regista solitamente lo inquadra di spalle avendo cura che lo schermo sia illuminato solo da un triangolo di luce. Ancora qualche passo, ed il protagonista svolta in un vicolo più buio degli altri, illuminato solo dall’insegna di un night club. Lui si ferma giusto quando l’insegna illumina di taglio il suo viso. Si sente il rumore di una scarpa che si sposta. Primo piano sul protagonista che prende un gran respiro, raddrizza con fierezza le spalle (ora la luce aumenta il contrasto tra il suo viso ed il buio del vicolo) e sorride amaro… e tu lo capisci subito quello che ha capito lui. Lo sai già che adesso dall’ombra uscirà fuori il suo antagonista: cappello calato sugli occhi, pistola in pugno e passo lento e sicuro. Hai presente quella stretta che ti prende allo stomaco in quel momento lì? Andiamo avanti. Si salutano cordialmente i due. Si conoscono da una vita, sanno che è inutile farsi prendere dal panico, sanno che questo è l’ennesimo incontro ed hanno imparato qualcosa da ogni volta precedente, soprattutto a non dare nulla per scontato, soprattutto a non dare per chiusa la partita. Il loro è un conto aperto da sempre e la loro storia così lunga. Anzi, il protagonista è affascinante proprio perché ogni volta è riuscito a trarsi d’impaccio. Eppure questa sembra definitiva. Hai presente quella stretta che ti prende allo stomaco quando non riesci ad immaginare come farà questa volta il protagonista ad uscirne fuori? Eppure sai che non finisce qui il film ché siamo ancora al primo tempo, deve uscirne fuori e non ti viene in mente nulla. Ecco quella stretta allo stomaco lì…

Quella stretta allo stomaco lì, somiglia molto a quella che sento ogni volta che non mi basto, ogni volta che qualcuno che era lì, in un lì più o meno vicino ma comunque un lì a portata di mano, ogni volta che quel qualcuno si sposta da quel lì (senza andare necessariamente via) ed io devo rifare la triangolazione della mia posizione rispetto agli altri. Somiglia a quella stretta che mi prende quando devo ritrovarmi. Quella stretta la riconosco come riconosco nel mio antagonista quella solitudine che non ho cercato ma che mi coglie di sorpresa.

Se vado indietro nel tempo mi ritrovo adolescente, introverso e estraneo agli altri. Vogliamo dire disadattato? Diciamolo pure va, tanto il passato è passato. Brutto. Oggettivamente brutto. Quella bruttezza da adolescente che ti impedisce di sentirti a tuo agio nel mondo. Quella bruttezza che ti porta ad isolarti ancora di più fino a quando non scoppi. Io sono stato uno di quelli che ad un certo punto capiscono che o si inventano qualcosa o è meglio che comincino a scavarsi la fossa.
Ho sentito tante volte quella stretta allo stomaco. Per solitudine, per innamoramenti impossibili, per il complimento che non significava niente senza portarmi nulla di concreto, per un amico che prende altre vie. Ricordo che in quei momenti potevo solo scappare dalla camera nella quale mi rinchiudevo. Allora andavo a via del Corso per un bagno di folla terapeutico: da Piazza del Popolo fino a Piazza Venezia in mezzo alle coppiette che facevano struscio (il sabato pomeriggio era facile cadere in depressione), meglio se controcorrente. Il più delle volte, quando tornavo a casa con il 46, la stretta allo stomaco era passata. Ma non dimenticata.

Dicevo di essere arrivato al bivio “soccombere” o “inventare qualcosa”. Mi sono aggrappato a me stesso, ho smesso di cercare l’approvazione altrui, ho imparato ad apprezzarmi ed a piacermi. Ho cominciato a divertirmi. Ho raccolto anche consensi a quel punto. Forse per il fatto che un qualsiasi eroe, per quanto piccolo, deve avere alle spalle una storia per lo meno non facile per risultare il protagonista affascinante di un film. Ho avuto da allora qualche amore e molte, molte più donne di quanto avrei potuto mai immaginare. Anche più di quelli che allora invidiavo, anche più di quelli che oggi diresti invidiabili. Eppure non ho smesso di sentire quella stretta allo stomaco nell’ombra dietro l’angolo. Succede quando un amico, un’amica, un’amante, un amore mi scopre e contamina, con la sua approvazione, la mia: succede che sia facile per me fare bisboccia di tutto ciò. E dalla sbronza mi risveglio senza più coordinate sicure. A partire da me stesso.
Senza coordinate ma con ancora quella stretta allo stomaco e quella bruttezza addosso che forse non si vede più di fuori ma che ho cicatrizzato dentro.
Me la caverò anche questa volta visto che sono l’eroe di questo film ed ho ancora voglia di avvolgere pellicola.


Passato e presente in salsa noir

Tag: adolescenza, amor proprio, me, sentimenti

13 commenti a “Quella stretta allo stomaco lì”

  1. pm10 scrive:

    GLOMP, (tutto il resto delle cose che mi ha fatto venire in mente queto post, non riesco a scriverle…..)

  2. nessuno scrive:

    :) grazie, grazie, grazie conigliorosa.

    E tu pm… ci provi a scrivere?

  3. Mary.Ann scrive:

    Ma hai fatto un contratto con la tua similbarbetta? E’ la stessa identica ora come allora!!! :)

    Io cambierei il titolo con “quella sorta di peluria sul viso li’”.
    :D

  4. nessuno scrive:

    la barbetta all’epoca non c’era ma c’erano solo i baffi… e quelli in qualche maniera sono sopravvissuti dato che anche se mi rado a fondo rimangono sempre come ombra :(

  5. Mary.Ann scrive:

    Io non ci posso fare niente. Guardo la foto a destra e penso “che bellinoooo”…

    Sai qui, il primo caldo, l’afa e la munnezza fanno strani effetti! :)

  6. Mary.Ann scrive:

    Io sono “raccomandata”.
    C’e’ piu’ munnezza fuori l’universita’ che sotto casa mia. (seriamente cmq era sconvolgente la massa di spazzatura che c’era oggi davanti alla facolta’: almeno 100 metri di sacchetti che ricoprivano il marciapiedi e met

  7. pm10 scrive:

    ok ci provo.

    ognuno ha la sua stretta allo stomaco,
    quella sensazione che ti riporta a quando eri un adolescente,
    quella sensazione di dolore che mi nasce nello stomaco, e che mi porto dentro senza poterci fare quasi nulla, se non aspettareche si affievolisca,
    la mia debolezza e’ sentirmi “tradita” dagli amici, tradita nelle aspettative,e mi ritrovo a essere una 13enne quella che affogava il dolore nel latte e biscotti,
    quella che usava il peso come corazza per diferdersi dalla vita.

    e’ che io me lo dimentico,
    che per me le parole hanno un peso , un senso, e non e’ mai detto che le medesime parole per gli altri abbiano lo stesso peso, lo stesso senso.
    e cosi fila tutto dritto fino a che non me ne rendo conto, sbattendoci la faccia sopra
    e facendomi male.

    allora sto zitta, mi tengo dentro questa spina, mi giro dall’altra parte e continuo a fare le mie cose, a parlare con altra gente, le cose che mi piacciono e altri che mi fanno sorridere.

    ma la spina e’ li, fa male, e bisogna aspettare che venga assorbita o cicatrizzata e ora che lo so star

  8. nessuno scrive:

    pm: :)
    vi: hai ragione, quella infatti

  9. Giulia scrive:

    Sono molto colpita e credo che ricorder

  10. nessuno scrive:

    :) Grazie mille Giulia. Di vero cuore.

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