Quel che è stato…
giu 6th, 2007 | Da nessuno | Categoria: ReloadedNon c’è nulla di originale nel cominciare il racconto di una storia dalla fine; lo hanno già fatto in tanti. Quindi lo faccio anche io.
La Storia, il maiuscolo lo ha guadagnato sul campo sopratutto per via del bruciore ancora recente, è finita per il solito trito e ritrito motivo: c’è un altro che è più bravo di me a parlare di futuro e quando chi ascolta è sensibile al futuro c’è poco da fare.
Va bene normale amministrazione. Io non so parlare di futuro. Io parlo di presente e vivo il presente. Io parlo di emozioni e passioni. Il futuro non fa parte del mio oggi (bella questa).
Non è il fatto che sia arrivato un altro uomo nella sua vita che mi brucia.
Mi brucia ricordare quando si faceva l’amore tenendosi per i capelli e lei mi diceva "sono tua, lo senti che sono tua, lo senti quanto ti voglio?", mi bruciano i suoi occhi nei miei quando anche io affondando in lei le dicevo di prendermi, stringermi, graffiarmi la schiena e afferrarmi affinché fossi suo.
Insomma si, ci siamo amati anche se non ci siamo mai detti Ti Amo.
Mi correggo. Io lo dissi, agli inizi della storia e lei non apprezzò giudicando quelle parole come affrettate e quindi superficiali. Ma io sono uno che vive l’oggi e lei pensa anche al domani. Io l’ho amata in quel momento e l’ho detto, senza chiedermi se domani sarebbe stato uguale ma sicuro che non sarebbe stato sufficiente dirle "Ti voglio bene" per farle sapere quel che mi stava dando. Quindi non ci siamo capiti. Questa incomprensione ha dato il via ad un gioco di silenzi. Non ci siamo mai più detti "Ti amo" da quel giorno degli inizi. Lo abbiamo sentito, lo abbiamo parafrasato, ci abbiamo girato attorno ci siamo detti innumerevoli volte "Ti voglio bene" con gli occhi che tradivano altre parole.
Una sola volta ci siamo sfogati come avremmo spesso voluto fare. Nel mio letto quando fare l’amore non bastava a consumare la passione, ho cominciato a schiaffeggiarla in volto e ad ordinarle di dirmi che mi amava, per sentirmelo dire certo, ma sopratutto perché non si trattenesse. E più lo diceva, più mi stringeva, più ci appartenevamo, più la colpivo più ci fondevamo.
Che non si scambi questo episodio per violenza. Non è il gesto forte a fare la violenza ma il sentimento che lo muove. Questo lo so che sarà incomprensibile per molti. Mi accontento di farmi capire da chi ha mai vissuto una esperienza del genere. Forse risulterà più chiaro accennare alla prima volta che le ho dato uno schiaffo durante l’amore. Eravamo avvinghiati e le poggiai il palmo sul viso. Mi muovevo dentro di lei senza fretta ma con profondità, volevo sentirla e farmi sentire e la passione saliva. Lei lesse qualcosa nel mio sguardo e nella tensione del mio corpo. Non ricordo se mi chiese cosa pensassi o se glielo dissi io, ricordo solo che mi disse di non trattenermi. Aveva uno sguardo deciso. Lo ripeté e la schiaffeggiai. Il suo sguardo non cambiò, divenne più intenso, sorrise. La baciai e lei ricambiò. La guardai sorridendo con la sensazione che avessimo scoperto un sorta di linguaggio tutto nostro. Lo facemmo di nuovo e poi ci stringemmo forte.
Passione, appartenenza, gioco, complicità, queste sono le cose che mi mancano, che ho perso.
Queste sono cose che sono esistite fra di noi. Staccarsi da tutto ciò è duro. Molto duro. Sapere che è così anche per lei non mi consola. Posso pensare che lei sta cercando una felicità che non posso offrire ed un po’ il senso di mancanza si affievolisce, ma ancora non mi basta.
Ci sarà anche per me una prossima donna, ma sarà diversa. Ci saranno altri linguaggi ed altri pregi e difetti. I segni che lei mi ha lasciato fanno oramai parte di me, ma dovrò fare attenzione a non portarla con me nel prossimo letto. Questa è la cosa che mi riesce più difficile da immaginare. Lei è una parte di me, ma non sta più qui.




La volta pi
Un giorno lo rilegger
Lo so. Perci
Rileggendolo tipo il giorno dopo mi domando quanto possa essere comprensibile tutto ci