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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Quadretto

feb 8th, 2009 | Da | Categoria: Zibaldonate

Non sono uno che fa colazione a casa, un po’ per pigrizia, un po’ perché non so fare il caffè. Sì, certo, non è difficile fare un caffé e potrei benissimo imparare dopo aver comprato una caffettiera, ma preferisco andare in un bar e chiedere il solito marocchino e brioche.
Tra i bar che frequento abitualmente c’è quello sotto casa, dove vado quasi esclusivamente nei fine settimana.
Questo bar, dal principio dell’anno, ha cambiato gestione. I precedenti proprietari sono andati in pensione e ceduto il bar ad una coppia giovane di cinesi.
La precedente proprietaria raccontando la vendita ha candidamente ammesso che erano anni che stavano cercando di venderlo, che ormai erano vecchi e che fino ad allora avevano sempre rifiutato le offerte da parte di extracomunitari, che pure ce ne erano state di offerte ma a lei non piacevano e quindi aveva sempre detto di no. Poi è arrivata questa coppia giovane e sarà stata la voglia di pensione o forse proprio il fatto che a guardare le persone da vicino di superano i pregiudizi, fatto sta che la proprietà è cambiata.
Molto carinamente è stato organizzato un aperitivo di addio e benvenuto in cui i nuovi proprietari sono stati presentati dai vecchi ai clienti abituali. Qualche parola per ciascuno sulle abitudini di ognuno e poi i saluti.
Il primo giorno di apertura della nuova proprietà ho assistito anche all’arrivo di un grosso mazzo di fiori da parte del vecchio barista.

A me questo bar è sempre piaciuto perché conserva qualcosa che sa di passato. Giocatori anziani di biliardo che avrei voluto fotografare, un ambiente in cui tutti si conoscono o si riconoscono quando li incontri per strata. Impari anche tu un pezzetto dello loro storie e loro la tua. Ecco, quando chiesi alla signora se secondo lei i giocatori mi avrebbero permesso di farsi fotografare, c’era in me tutta la diffidenza verso l’ambiente del bar. Avevo anche io mio piccolo pregiudizio. La signora rispose che probabilmente non c’era problema, quasi che avrebbe intercesso per me. Raccontò anche che quel che non voleva era vedere gli avventori giocare a carte perché avrebbero sicuramente alzato la voce, discusso magari e che questo non le garbava molto.

La nuova coppia di cinesi, forse non ha saputo dire di no o forse ha semplicemente capito che chi passa tanto tempo nel locale consuma di più o forse ancora ha fatto la concessione del gioco delle carte a quelli che infondo sono solo dei vecchietti a zonzo. Ora il bar è più pieno di prima. Ogni tavolo, al pomeriggio, è dedicato al gioco, la televisione (nuovo arrivo) non ha particolare seguito, le macchinette mangiasoldi lavorano (mi sembra) di meno e solo la mattina quando c’è meno gente, l’atmosfera è sì più rumorosa ma piacevolmente sana.

Io so che questi due cinesi sono stati accolti con diffidenza e arroganza, ma hanno saputo creare un ottimo ambiente. O forse è solo una conseguenza ovvia del conoscere l’altro, lo straniero. Dell’abbattimento del pregiudizio.

Uscendo dal bar questa mattina, con ancora la sensazione di essere in un bel posto e con nelle orecchie la voce di un signore un po’ brillo per l’aperitivo che cantava “la mia solitudine sei tu” rivolto alla cinese, ho avuto la sensazione di trovarmi in un angolo di città multirazziale…

…tutto intorno la solita ignoranza multirazzista.

Tag: bar, largo promessi sposi, milano, multietnico, razzismo

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