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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Piccola selezione gabertiana…

giu 19th, 2003 | Da | Categoria: Artisticamente

gaber.jpgNon poteva mancare qui. E per la scelta dei testi lascio ad altri l’analisi

C’é solo la strada

Lidia, ti amo.
Lidia, ho bisogno di te.
Poi la stringo e la bacio, infagottato d’amore e di vestiti. E anche lei si muove, felice della sua apparenza e del nostro amore. E la cosa continua bellissima per giorni e giorni… Una nave, con una rotta precisa che ci porta dritti verso una casa, una casa con noi due soli. Una gran tenerezza… e una porta che si chiude.

Nelle case non c’è niente di buono,
appena una porta si chiude dietro a un uomo
succede qualcosa di strano, non c’è niente da fare
è fatale
quell’uomo comincia ad ammuffire.
Basta una chiave che chiuda la porta d’ingresso
che non sei già più come prima
che ti senti depresso;
la chiave è tremenda, appena si gira la chiave
siamo dentro a una stanza:
si mangia, si dorme, si beve.

Ne ho conosciute tante di famiglie, la famiglia è più economica e protegge di più. Ci si organizza bene, una minestra per tutti, tranquillanti, aspirine per tutti, gli assorbenti, il cotone, i confetti Falqui… soltanto quattrocento lire per purgare tutta la famiglia. Un affare!… Si caga, in famiglia. Si caga bene, lo si fa tutti insieme.

Nelle case non c’è niente di buono,
appena una porta si chiude dietro a un uomo
quell’uomo è pesante e passa di moda sul posto,
comincia a marcire e a puzzare molto presto.
In casa non c’è niente di buono
c’è tutto che puzza di chiuso e di cesso:
si fa il bagno, ci si lava i denti,
ma puzziamo lo stesso.
Amore ti lascio, ti lascio…

C’è solo la strada su cui puoi contare,
la strada è l’unica salvezza;
c’è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo.
C’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza;
c’è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
e gli angeli non danno appuntamenti
e anche nelle case più spaziose
non c’è spazio per verifiche e confronti.

Laura, ti amo.
Laura, ho bisogno di te.
Con te io ritrovo la strada, le piazze, i giovani, gli studenti. Li avevo lasciati con la cravatta… Sono molto cambiati… Le idee, sì, le idee sono cambiate, e i loro discorsi, e il modo di vestire. Gli esseri meno, gli esseri non sono molto cambiati: vanno ancora nelle aule di scuola a brucare un po’ di medicina, fettine di chimica, pezzetti di urbanistica con inserti di ecologia, a ore pressappoco regolari. Ed esiste ancora il bar, tra un intervallo e l’altro… E poi l’amore, per fabbricarsi la felicità. Come noi ora. Una coppia, e ancora tante coppie…
e poi ancora una porta, ancora una casa:
ma siamo convinti che sia un’altra cosa?

Perché abbiamo esperienze diverse
non può finir male,
perché abbiamo una chiave moderna,
abbiamo una Yale.
Perché è tutto un rapporto diverso
che è molto più avanti…
ma c’è sempre una casa, con altre aspirine e calmanti.
E di nuovo mi trovo a marcire
in un’altra famiglia, la nostra, la mia;
abbracciarla guardando la porta
e la mia poesia.
Amore ti lascio, vado via.

C’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza;
c’è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
in casa non si sentono le trombe,
in casa ti allontani dalla vita,
dalla lotta, dal dolore e dalle bombe.

Anna, ti amo.
Anna, ho bisogno di te… ma, per favore, in un hotel meublé.

Perché il giudizio universale
non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo.

IL NARCISO

parlato: No, vedi cara, per me l’amore… non ho problemi. Sono cose normali. Uno lo può fare con chi vuole… uomini, donne, animali, caloriferi… va bene tutto. Solo che io, con te, insomma… con una donna…

Io, con una donna, mi sento,
mi riconosco, mi ritrovo, mi invento;
mi realizzo, mi rinnovo, mi miglioro,
perché io, con una donna, mi innamoro.

parlato: Sì, mi innamoro perché, voglio dire… il mio corpo… cioè…vedi, tu sei lì, no, allora io… abbraccio, e le mie braccia, le mie spalle, il mio petto… stimolante… è tutta una roba che… che eccitazione… Dio, come mi amo!

Io, con una donna, ho più coraggio,
mi accarezzo, mi tocco, mi corteggio;
mi incammino verso il letto e penso a dopo,
perché io, con una donna, mi scopo.

parlato: Ah, come sto bene… che potenza!… Beh? Chi è questa qui? Da dove viene? Ero qui che mi amavo… mezza nuda, senza sottana… Cosa vuoi? Vuole i bacini, la puttana!

L’ILLOGICA ALLEGRIA

Da solo lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino…
a volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino…

Lo so del mondo e anche del resto,
lo so che tutto va in rovina…
di mattina, quando la gente dorme
col suo normale malumore,
può bastare un niente,
forse un piccolo bagliore,
un’aria già vissuta,
un paesaggio, che ne so…

E sto bene…
e sto bene come uno quando sogna…
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna…
Io sto bene…
proprio ora, proprio qui…
non è mica colpa mia,
se mi capita così…

E’ come un’illogica allegria
di cui non so il motivo,
non so che cosa sia…
E’ come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente…

Io sto bene…
na na na na na na na
questa illogica allegria
proprio ora, propio qui…

Da solo lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino…

LA COMUNE

“Da una vita ci guardiamo,
si va bene ci vogliamo bene,
ma come tutti ci isoliamo,
ci dev’essere per forza un’altra soluzione.”

Forse la comune…
non ha senso la famiglia coniugale,
ho bisogno di trovare un’apertura
a una vita troppo chiusa, troppo uguale.

Forse la comune…
dove ognuno può portare le sue esperienze,
un po’ stretti, qualche volta in poche stanze,
ogni tanto qualche piccola tensione.

“Qualcheduno m’ha svegliato
e adesso non riesco più a dormire.
Chi s’è bevuto il mio caffè,
chi s’è messo ancora il mio costume.”

Tento la comune…
specialmente per i figli uno spazio nuovo,
per ognuno tante madri e tanti padri,
voglio dire senza madri e senza padri.

Tento la comune…
non esiste proprio più niente che sia possesso
ed è molto più normale volersi bene,
finalmente non è un problema nemmeno il sesso.

“Da te non me l’aspettavo,
ti credevo una ragazza sana,
e pensare che ti stimavo,
ti comporti come una puttana!”

Amo la comune…
la tua donna preferisce un altro ma è naturale,
non fa niente se si ingrossa la tensione,
poi l’angoscia, poi la rabbia più bestiale.

Amo la comune…
senza più nessun ritegno si arriva ad odiarsi,
e alla fine quando esplode la tensione
come bestie, come cani ci si sbrana a morsi.

“Sì, ci odiamo, ci ammazziamo,
sì, ci sbraniamo per il caffè,
chissà cosa c’è sotto a quel caffè,
c’è l’odio, l’invidia, la gelosia,
c’è la solita merda che ritorna fuori,
e allora ci ammazziamo, sì, ci sbraniamo”.

Meglio la comune,
meglio la comune,
meglio la comune.

parlato: Meglio la comune che dirci: “Buongiorno cara,
hai dormito bene. Te l’avevo detto che il Serpax funziona.
Ah stasera vengono a cena i Cotinelli, mi fa piacere.
Sì grazie ancora un po’ di caffè.”


gaber.jpg

Tag: canzone, gaber

Nessun commento a “Piccola selezione gabertiana…”

  1. yota scrive:

    Il narciso…. che mi ricorda…. io pendevo dalle tue parole, tu da quelle di marta e marta non pendeva.

  2. nick scrive:

    Caro Nessuno, mi sento di averti pungolato un po’ per questo intervento. E ne sono felice. Anche perch

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