PFM Ce-le-bration
apr 10th, 2005 | Da nessuno | Categoria: Artisticamente
Premiata Forneria Marconi
Probabilmente ieri sera ho assistito ad uno dei concerti più belli della mia vita.
A Milano la PFM cantava De André. Il concerto si apre con le fotografie della tourné che la PFM fece con De André venticinque anni fa, mentre fa da sottofondo Andrea nella versione originale. Già si capisce che sarà un concerto emozionante nel vedere quelle facce molto più giovani rispetto alla copertina dell’ultimo CD.
Quando escono sul palco, gli applausi. Poco prima che si spegneresso le luci ho guardato il pubblico. In questi casi si dice “un pubblico che attraversa varie generazioni”. Davanti a me una signora che sicuramente è un professoressa. Poco più in la un famiglia con due ragazzi che potrebbero essere i suoi alunni.
La premessa alla musica è che la prima parte del concerto riproporrà praticamente il concerto con De André, il primo disco. Gli arrangiamenti saranno ESATTAMENTE gli stessi. Mussida aggiunge che sarà l’ultima volta in questa forma, Di Cioccio ribatte “mai dire mai”. Si parte con l’introduzione di Bocca di rosa. É lei come l’ho sempre sentita. Quando il brano attacca sul serio, sento i lacrimoni farsi avanti. Non so perché. É una canzone che ho ascoltato centinaia di volte, nella versione da studio, in quella da vivo, in moltissime cover. Eppure l’effetto è eccezionale. Stavolta è come se ascoltassi la VERA versione. É lei davvero. L’effetto cover arriva quando Di Cioccio (non me ne voglia) canta il testo. É come essere riportati con i piedi per terra, ma è inevitabile purtroppo. Poi torna linciso musicale, i musicisti tornano ad essere tali e non interpreti e di nuovo il magone, l’emozione, la forza della musica ti fanno volare.
Da qui in poi sono attanagliato dalla grandezza della musica.
Ho un crollo durante il Testamento di Tito alla strofe “Quando a mio padre si fermo’ il cuore, non ho provato dolore” o anche “Feconda una donna ogni volta che l’ami cosi’ sarai uomo di fede./Poi la voglia svanisce ed il figlio rimane e tanti ne uccide la fame./Io forse ho confuso il piacere e l’amore ma non ho creato dolore“.
Finisce la prima parte del concerto, ma solo nominalmente perché non c’è alcuna interruzione.
La seconda parte del concerto riguarda la storia della PFM e si cresce fino a Suonare Suonare. Mi delude un po’ questo brano perché come tutte le canzoni che gli artisti si trovano a dover reinterpretare ogni volta, è rimaneggiata in nuovi arrangiamenti che ne smorzano un po’ la forza originale. Sull’ultima strofa mi rifaccio perché hanno lasciato quel guizzo che ricordavo. Il solo piccolo neo in un concerto grandissimo.
Un concerto da standing ovation.




