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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Messo a nudo

set 4th, 2007 | Da | Categoria: Reloaded

Ad un tratto Ale mi guarda seria seria e mi chiede: "si, ma tu invece come stai?".
Fino ad allora aveva riso tantissimo, da sola, di lei, di me, sopratutto di me e della mia goffagine nel muovermi nella sua casa e molto di più per il cambio di espressione che mi racconta ho fatto nel giro di un attimo (piacere, sorpresa e disappunto, credo). Mi ha raccontato di lei, dei suoi amanti, quello che non vedeva l’ora andasse via il mattino dopo e del quale non sopportava neppure il fatto avesse spostato gli oggetti del bagno e l’altro, quello che il mattino dopo "se ne stava buono buono… però non parliamo mai. Viene qui, scopiamo per ore e poi se ne va. Ed a me va benissimo così". Mi ha raccontato delle cattive abitudini da donna single che sta prendendo e del fatto che è proprio contenta e ride. Poi mi dice che la sola ombra è data dalla domanda: "perché non sento la mancanza di altro?", "Sarà per quel ‘scopiamo per ore’ forse? -ridiamo ed annuisce- Comunque non ci pensare; se stai bene goditela, tanto non appena incontrerai qualcuno di diverso, con cui avere altro saprai benissimo accorgertene. Anche la tua casa ti sta aiutando a scegliere le persone", "Tu non hai mai dormito qui", "No?! a capodanno dormii qui", "No. Rimanesti fino all’alba e poi andasti via", "Ti sposterei gli asciugamani in bagno anche io", "No tu non lo faresti. Sei precisino tu. E poi mi parleresti piano", "Vuoi dire che il tipo alzava anche la voce?", "No, ma quando mi sveglio al massimo mugugno e non voglio sentire tutto quel rumore. Tu mi parleresti piano piano, tranquillamente"
Poi si gira e chiede di me. Io comincio a parlare di come mi abbia fatto bene il mio ritiro casalingo ad agosto, della soddisfazione di aver messo ordine fisico nelle mie cose -intanto mi accorgo che la guardo senza sostenere lo sguardo, che le stelle fosforescenti sul soffitto del soppalco mi incuriosiscono e continuo a parlare- le letture, le passeggiate, la serenità ecc ecc ecc.
Annuisce e risponde: "Non mi convinci. Non ti riconosco. Mi sembri un po’ moscetto. Non sei tu."
Ricomincio su un altro registro:
"Mi sento come trasparente, come se non impressionassi la pellicola. Faccio lunghe passegiate ma ogni tanto mi rendo conto che cammino con lo sguardo verso il marciapiede o con il viso tirato e serio. Mi accorgo anche che alzare la testa e sorridere diventano subito dopo gesti volontari. Mi sento triste ma non nel senso di essere triste, ma una persona triste. Di quelli che, diceva Laganà, nelle feste dei sedici anni se ne stavano in disparte a bere aranciata ed a gonfiarsi e poi ad un certo punto si sentiva un BUUM! e tutti a chiedere: ‘che è successo?’, ‘nulla. E’ scoppiato un depresso’ -ridiamo- A furia di risparmiare risorse sto risparmiando anche me stesso e la cosa non mi va molto. So di non essere così. Di poter non essere così, di avere ben altro. Ho bisogno di un palcoscenico, di sentire di essere in grado di controllare quanto mi circonda, di esserci. Sai, quando feci l’animatore il primo anno mi ponevo sempre dietro agli altri due animatori: mi mettevo a loro disposizione ma senza andare in prima fila. Loro mi dicevano di andare avanti perché così avremmo diviso il lavoro in tre. Io invece rimanevo a disposizione, impegnandomi, ma dietro. Poi arrivò un cazziatone generale ed il capovillaggio ci disse che quando camminavamo per la hall tutti dovevano accorgersi che stavamo passando, vederci. Parlava di non rasentare i muri, non di metterci a fare i saltimbanchi. Ed io lo feci e cominciò la goduria e cominciai a sentirmi a mio agio. Ecco, mi manca quella sensazione di avere il controllo dell’ambiente. La cosa che mi rode è che se oggi avessi a disposizione un palcoscenico, ne avrei paura. Mi sentirei impacciato. So anche perfettamente che non c’è nulla di veramente serio in questo e che devo solo smetterla di pensare a quello che penso, qualunque cosa sia, che mi porta a guardare il marciapiede quando cammino. Credo sia solo questione di tempo. Ed ora non puoi dire che non ti convinco perché ti ho parlato con molta franchezza. Molto più di prima."
"Stavolta mi hai convinto", dice voltandosi. Io ho la sensazione di aver detto tutto, tranne il perché, il percome, il perchì, di quello che avevo appena raccontato. So che lo sappiamo sia lei che io ed entrambi non continuiamo perché quel che conta è rispondere alla semplice domanda "come stai?", tempo presente, soggetto io. Un soggetto messo a nudo.

Tag: Alessandra, confidenza, umori

14 commenti a “Messo a nudo”

  1. Giulia scrive:

    E hai messo in moto talmente tante cose che ora ho bisogno di scriverle.

  2. Demona scrive:

    ERRATA CORRIGE:
    ma correre verso l’altro LATO!

  3. nessuno scrive:

    Demona, appena trovo le strisce….

    Giulia, lieto, come sai, di fungere da motorino di avviamento. Mi alzo dal divano dunque? :)

  4. Flo scrive:

    Strisce? Secondo me sei pi

  5. Flo scrive:

    Versione estesa:

    Le strisce sono scontate.
    I pois sono originali.
    I pois sono solo per pochi.
    Per portare i pois ci vuole coraggio e fierezza e grande contezza di se’.

  6. Flo scrive:

    Mi accorgo solo ora, e faccio ammenda, che noi commentatori, o meglio commentatrici del tuo blog, stiamo prendendo una pessima piega
    Quella del lasciare sottintendere come premessa implicita di qualsivoglia commento “io che ti conosco bene, modestamente, mi posso permettere, dall’alto della mia conoscenza di te, di sapere per filo e per segno come sei fatto”.

    Qui ci vorrebbe un capo indiano… se solo mi ricordassi come si chiama!!!

  7. nessuno scrive:

    Te lo dico io: Estiqaatsi.
    Io non

  8. Flo scrive:

    Ma lo so, lo so bene che tu sei fatto cos

  9. Lui scrive:

    io NON ti conosco affatto.
    giusto due ore,con te, e cosa sono due ore?
    niente.
    per

  10. vanessa scrive:

    nel mio ufficio amano dire che il mondo ti guarda meno di quel che credi… io chiaramente dissento (ma questa

  11. alemika scrive:

    ciao…non ho potuto fare a meno di arrivare fino alla fine, attratta da quel “Ale allora mi chiese..” in cui impropriamente, ingiustamente mi sono riconsociuta io…non so perch

  12. nessuno scrive:

    Lui, Vanessa grazie mille, tanto ci vediamo presto.

    Alemika, perch

  13. Ale scrive:

    Io non posso commentarti… l’ho gi

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