I piedi per aria
giu 27th, 2004 | Da nessuno | Categoria: Zibaldonate
I raduni degli alpini li ho visti fare quando frequentavo le Dolomiti, i raduni motociclistici li ho visti solo in televisione perché motociclista non sono (non sono nemmeno alpino se è per questo), ma al raduno di parapendisti sono voluto andare.
Così di mattina presto sono andato a Gioia dei Marsi per il Summer Party 2004. Per me doveva essere una gita in montagna a curiosare in questo mondo di vento, termiche e colori.
Appena arrivato cima al colle dove si sono riuniti tutti vado subito al decollo: la vista è mozzafiato sulla valle, ampissima, dove dicono si riesca ad avere tutte le varie possibilità di volo nell’arco della giornata.
Di tanto in tanto qualcuno arriva con gli enormi zaini, srotola la vela, ne prova il gonfiaggio e poi si aggiunge a quelli che stanno aspettando il vento giusto per decollare. Intanto arriva timidamente qualche deltaplanista che comincia a montare la sua ala.
Tutti aspettano i campioni che si esibiranno in alcune acrobazie ma non è ancora tempo: chi decolla adesso plana verso il paese dove verrà poi recuperato dalle navette che fanno la spola tra i campi di decollo e di atterraggio.
Verso mezzogiono le condizioni diventano più sostenute ed è un continuo gonfiarsi di vele e di decolli.
Arrivo a contare fino ad una
decina di vele nel cielo.
Finalmente arrivano i campioni che indovinando ogni termica raggiungono presto quote elevatissime. Poi cominciano le serie di viti, wing-over, elicotteri ed altre manovre che consumano velocemente ogni metro guadagnato.
Basta, si rompono gli indugi e mi iscrivo al volo in biposto. Al chiosco dei panini (venghino signori, salsiccia, prosciutto o formaggio) chiedo informazioni e mi indicano un istruttore che mi dicono essere particolarmente esperto. Mi dicono anche lui non volerà fino alle quattro per poter fare il volo in totale sicurezza e piacevolezza. Va bene aspetterò, intanto mangio il panino, mi sdraio al sole e mi godo la montagna. Ora le vele in cielo sono ancora di più e qualcuno si azzarda anche a volare in biposto sotto i commenti negativi degli allievi del mio istruttore. Si vede che non è condizione ideale e la grande vela fa penare un po’ il pilota.
Come in tutti i raduni ci sono gli esibizionisti che anche agli occhi di un pollo come me appaiono fuori luogo decollando alle fuori luogo decollando alle spalle di quanti stanno seduti a guardare quelli che occupano la parte di decollo regolare.
Nel frattempo faccio conoscenza con gli altri del gruppo del mio istrutture e mi sento nel raduno anche io. Alcuni faranno il volo in biposto e quindi ci mettiamo d’accordo per chi scatterà foto, filmini, documentari, retrospettive e tutti i tipi di reportage possibili con le nostre tecnologie.
Il vento cresce ancora ed un biposto atterra in malomodo ma noi che siamo a terra ci sentiamo più sicuri perché abbiamo imparato ad aspettare.
Quando sono le cinque vengono a chiamarci: il vento ora è stabile e si può andare. Io sono il primo del gruppo. Mi inbragano mentre l’istruttore sta scegliendo il posto migliore per decollare. Ci sono almeno una decina di vele in attesa. Scendiamo più in basso nel declivio e la vela viene stesa. Una prova di gonfiaggio, poi si imbraga anche lui e mi aggancia alla vela. Le istruzioni sono di rimanere in piedi anche se verrò strattonato. L’istruttore è alle mie spalle e davanti a noi un altro del gruppo afferra la mia imbragatura e mi strattonerà al momento opportuno.
Sento il rumore della vela che si gonfia, poi un altro tentativo e poi mi dicono di correre anche se in realtà faccio solo un passo e sento i piedi non toccare più. Ho la tentazione di sedermi ma ho sentito mille volte dire che tutti i novellini si siedono subito. Quindi scendo subito dal seggiolino ed attendo che mi venga detto di sedermi. Ho la sensazione di trovarmi immobile nell’aria mentre il vento soffia e ci sostiene. Veniamo sballottati in po’ a destra ed a sinistra ma in realtà dipende dal fatto che l’istruttore per stringere le imbragature molla un po’ i comandi. In generale non ho la sensazione di muovermi ma percepisco l’altezza nettamente. Stiamo salendo in verticale. La parte meno bella del volo forse è proprio quella di non avere il controllo e quindi di non poter fare valutazioni ma è cosa comune a tutti e viaggi da turisti. In termica l’effetto è ancora di più evidente. Stiamo continuando a salire a circa quattro metri al secondo, cinque qualche volta, ed il bip bip del variometro è un suono che ci accompagna. Cominciamo a muoverci facendo un paio di giri sulla collina e scambiamo un po’ di parole. Mi dice che gli istuttori di Lecco sono in gamba, di andare tranquillo ecc. Passare sopra il decollo mi fa capire ancora meglio di quanto siamo saliti e che possiamo andare un bel po’ in giro. Gli altri parapendii si muovono più o meno alla stessa quota ed è ancora una nuova prospettiva per guardarli. Scatto un paio di fotografie e l’istruttore fa in modo di andare in contro al decollo in modo da fare una foto a tutti i parapendii che stanno ancora aspettando a terra.
Un altro paio di giri e poi ci prepariamo all’atterraggio. Mi spiega che farà le orecchie al parapendio e di non preoccuparmi se lo vedrò chiuso. Ho già visto fare questa manovra e rispondo che sono tranquillissimo. Perdiamo quota in modo dolce e continuo. Vedo il terreno avvicinarsi ma non riesco a valutare l’altezza quindi chiedo quando devo scendere. Lo faccio e mi ritrovo con le gambe penzoloni. Tocchiamo terra dolcemente, anche qui solo un passo e siamo di nuovo in pedi fermi con la vela che si sgonfia alle nostre spalle.
E’ stato grandioso e subito tutti intorno a chiedere come è andato, che sensazioni. Io sto benissimo ma ho voglia di bere un po’: non mi ero accorto della gola secca in volo.
Parenti ed amici vengono avvisati dell’impresa telefonicamente.
Il pomeriggio prosegue seguendo gli altri nei loro voli. Le condizioni sono sempre migliori tanto che ora le vele sono più di trenta con anche qualche deltaplano. L’istruttore quindi scende per il troppo traffico. Anche altri suoi allievi fanno lo stesso. Il cielo è impressionante per quanti stanno in cielo.
All’improvviso si comincia a sentire qualcuno invocare un’ambulanza. Un parapendio ed un deltaplano sono entrati in collisione. Si organizzano immediatamente i soccorsi facendo sgomberare il piano di decollo per un possibile passaggio dell’elicottero e facendo atterrare chi sta in volo. Dopo pochi minuti l’allarme sembra rientrare: i due stanno bene e l’elicottero viene disdetto. La ragazza che guidava il deltaplano risalirà sulle sue gambe mentre il parapendista accusa dei dolori per cui viene comunque chiamata un’ambulanza.
Tutto il campo si svuota e rimangono solo i soccorritori, gli infermieri dell’ambulanza ed anche il sole se ne va.
Alla sera cena, musica, qualcuno racconta del suo volo, qualcuno altro riporta che il ragazzo precipitato ha delle vertebre incrinate, qualcun’altro guarda le lucciole nel bosco e qualcuno nel bosco… s’imbosca. Io ritorno a casa con i piedi di nuovo per terra e la testa per aria.




venghino signori, VENGHINO!
B
fantasticooooo c’
Si pones algo m