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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Esodo

lug 31st, 2005 | Da nessuno | Categoria: Sulla strada

esodo.jpgEro pronto. Il caldo, la troppa compagnia, il fermo cantieristico, l’apocalisse, ero preparato a tutto. Ma ormai la decisione era presa e non più modificabile.
Sarei partito il venerdì pomeriggio, 29 luglio, giorno rosso degli esodi estivi. Tutti me lo sconsigliavano, amici, parenti, avventori della mensa aziendale, Aci, persino la portiera, che la mattina mi ha visto con la valigia in mano, si è fatta il segno della croce.
Quando però un uomo ha una missione da compiere, quando l’ora delle grandi decisioni è già passata, non si può tornare sui propri passi. A meno che nella concitazione della preparazione uno si sia dimenticato lo spazzolino da denti, la schiuma da barba e tutto il resto della ferraglia. Non si illuda la portiera, la strategia della partenza non ha subito grosse modifiche.
Ore 16:16, l’istante perfetto di una perfetta partenza: imbocco del raccordo autostradale quando l’aria condizionata comincia a dare il giusto apporto. Fuori dall’abitacolo anche le lucertole vanno in autocombustione.
Non ho ancora detto dove andavo. Un programmino niente male, Tangenziale Ovest di Milano, A1 fino a Bologna e poi A14 fino a Pesaro-Urbino. Pane per i miei denti. Al telefono mi dicono che mi aspettano per notte e stanno predisponendo un piano di passaggi, sottopassaggi, chiavi in nascondigli improbabili per permettermi di raggiungere la mia stanza senza svegliare nessuno. Credo dovrò scavalcare anche un cancello, ma vengo assicurato che i vigili locali sono stati allertati e non mi arresteranno.
La Tangenziale Ovest non mi ha molto impressionato. Infondo mancano ancora due ore alla chiusura della maggior parte degli uffici. L’arrivo al casello è di slancio. Vola via tranquilla anche la prima ora e tutte previsioni di percorrenza che le Autostrade mi forniscono sono puntuali.
Non devo abbassare la guardia. La coda è dietro l’angolo, moldo sudore colerà sull’asfalto e le doppie freccie saranno scagliate nel cielo.
Nei pressi di Parma mi fermo a rifornire ed a prendere un caffè. Aprendo lo sportello sento come due mani che mi afferrano al collo. Mi premono addosso. Mi spingono a terra. E’ il caldo soffocante, l’afa ustionante, la canicola graticola. L’autogrill è il solo rifugio a portata di mano. Mi sento un po’ stupido nel bere un caffè bollente col caldo che c’è fuori. Mi consolo pensando che in questo autogrill c’è la connessione wi-fi e che ho resistito ad accendere il computer per provarla. Forse non sono tanto stupido.
Torno in viaggio, all’attacco del mio nemico: il tratto BolognaSanLazzaroCasalecchioTrafficoSostenuto, come lo chiama la radio.
Quando arrivo a diciassette minuti dal raccordo con la A14 ha cambiato nome in BolognaCasalecchioSanLazzaroSetteKmdicoda.
Bisogna prendere una decisione: affrontare la coda sicura o lasciare l’autostrada per percorrere la tangenziale bolognese rischiando una coda non segnalata e l’uscita dagli uffici degli impiegati bolognesi? Meglio l’incertezza. Metto la freccia ed imbocco il Telepass. Percorro la tangenziale con un occhio al tachimetro e l’altro all’autostrada che mi corre a fianco. Già corre. Loro a 130 io a 90. Voi vi fermerete, io andrò piano ma andrò. Loro però non si fermano. Non la vedo la coda di sette chilometri. Ogni tanto dei rallentamenti, supero molti degli automobilisti che sono rimasti in autostrada, ma non vedo quella coda che mi avrebbe fatto gridare allo scampato pericolo, che mi avrebbe permesso urla disumane di gaudio e lividi da pacche sulle spalle di giubilo. Anzi, sono vittima anche io di qualche rallentamento. Nulla di significativo però.
Imbocco nuovamente l’autostrada, percorro qualche chilomentro e ad Imola… eccola: la sacra coda dell’esodo estivo.
Ad essere sinceri, non era una gran coda. Si viaggiava piano, ma c’era abbastanza spazio per cambiare carreggiata ed assestare qualche sorpasso. Probabilmente se fosse stata usata meglio la terza corsia… terza o prima?… insomma quella più a destra, le cose sarebbero andate anche meglio.
Per farla breve, dopo poco si riprende a camminare.
Arriva Rimini, l’autostrada si stringe senza grossi drammi, passa Riccione, saluto Misano ed arrivo a Pesaro-Urbino da vincitore.
Non ho mai superato i limiti in questo viaggio quindi anche fino al piccolo paese dove sono diretto rimango in regola, 70, un’andatura da giro d’onore al vincitore.
Provo a telefonare per annunciare il mio arrivo per le 20:20, ma nessuno risponde: che temano ch’io sia in cerca di consolazione?
Farò loro una sorpresa.


esodo.jpg

Nessun commento a “Esodo”

  1. Marcop scrive:

    Ehi, ci siamo quasi incontrati! :-)
    Noi eravamo a Pr, siamo partiti per il rientro romano alle 10.30 pressappoco con gli stessi tuoi timori.
    Viaggio tranquillo, niente code (neanche sul raccordo!) 5 ore precise.

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