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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Diario di Cuba, 29-7

lug 29th, 2003 | Da | Categoria: Sulla strada

avvertenze_pw.jpgOggi gireremo in compagnia di Bacco e tabacco per andare a visitare la fabbrica del rum e dei sigari. Cominciamo da questa ultima.
Veniamo accolti da una signora che sarà nostra guida che ci racconterà del lavoro degli ottocento operai di questa fabbrica. Sono in prevalenza donne e moltissime sono quelle arrotolano i sigari a mano in una grande sala da dove comincia il nostro giro. Gli operai qui hanno il permesso di fumare quanto vogliono durante l’orario di lavoro ma a casa possono portare ciascuno un massimo di due sigari. Qualcuno durante la nostra visita sta effettivamente fumando ma tutti sono comunque concentrati ad arrotolare i sigari. Nonostante la concentrazione il clima è rilassato e la guida ci spiega che normalmente il suo lavoro consiste nel leggere agli operai il giornale, dei romanzi o delle novelle ma in questo momento alla radio stanno trasmettendo un radiodramma molto seguito a Cuba. Giriamo tra i banchetti dei vari operai e ci viene spiegato che le caratteristiche di un sigaro sono soprattutto la forza ed il gusto per cui ciascun sigaro è composto da tre tipi di foglie: quelle del gusto, quelle della forza e quelle che garantiscono la combustione. Un quarto tipo di foglia simile a seta viene poi avvolto alla fine a ricoprire il tutto. Ciascun modello di sigaro varia per la ricetta che mischia questi tre tipi di foglie e per le dimensioni in lunghezza e diametro. Generalmente a sigaro più grosso e lungo corrispondono caratteri più marcati. Ogni sigaro prima che venga avvolto con l’ultima foglia viene testato sia per giudicarne la fattura sia per verificarne il corretto tiraggio attraverso delle macchine. Questa fase del lavoro garantisce un controllo di qualità accuratissimo nel quale vengono verificati sia il lavoro dell’operaio che la partita di tabacco usata. Ogni operaio è pagato con un salario base più una parte variabile in relazione a quanti sigari arrotola. Se però i sigari difettosi con difetti imputali all’operaio eccedono un certo numero i sigari vengono pagati al 50%.
Mentre seguiamo tutto questo si levano delle grida tra le operaie: pare che il figlio del nipote dello zio del protagonista del radiodramma abbia saputo di non essere nato… o qualcosa del genere.
Un paio di operai ci offrono dei sigari a prezzi stracciati e noi rifiutiamo per via della presenza della guida. Ingenuamente pensiamo che non lo possano fare poi invece la guida stessa ci regala due sigari che comunque nascondiamo prontamente.

All’uscita dalla fabbrica veniamo avvicinati da un giovane dissidente che vuole parlare con degli stranieri della situazione di Cuba. Intavoliamo un bel discorso anche se ogni tanto ci guardiamo tutti attorno con aria circospetta. Ci racconta che era uno studente universitario che dopo aver partecipato ad una manifestazione ha avuto la carriera universitaria interrotta. Parliamo della censura e della povertà di Cuba. Gli raccontiamo le nostre impressioni specie in confronto con quanto sappiamo di altre zone dell’america latina. Rimaniamo comunque degli europei che parlano con lo stomaco pieno per cui pecchiamo di quel tanto di mancanza di empatia che ci farebbe forse meglio spiegare i pericoli ai quali Cuba andrà in contro quando questo regime cambierà . Lui ci spiega che a suo parere a Cuba le cose cambieranno solo con il sangue ed io insisto che il problema non sarà tanto il cambiamento (in un modo o nell’altro avverrà) ma il dopo quando tutti saranno pronti a mettere le mani sulla loro terra a meno che loro non concepiscano una soluzione cubana che non sia figlia di interessi stranieri. Significherebbe perdere dignità ed identità e sono già troppi gli stati che lo hanno fatto.
Proseguiamo a parlare davanti ad una birra. Vorremmo aiutarlo ed allo stesso tempo farci mostrare questa Cuba di cui lui parla perché la grande povertà, che anche lui riconosce non essere “drammatica”, non l’abbiamo vista. Gli chiediamo di accompagnarlo a fare la spesa ma ci risponde che lui la spesa va a farla al mercato nero e che non sarebbe proprio facilissimo portarci.
Lo vediamo particolarmente interessato al nostro dizionarietto italiano-spagnolo per via delle pagine di grammatica e glielo regaliamo e lui per ricambiare ci offre di andare a comprare sigari (non ha compreso che non siamo poi così tanto interessati). Ci porta lo stesso in una casa dove la televisione sta trasmettendo dei servizi della televisione americana. Ho idea che qui si sia tra i due fuochi della propaganda: quella cubana che può appoggiarsi sulla censura e quella americana che si appoggia sulla potenza. Da questa televisione vengono ritrasmesse tutte quelle notizie sugli avvenimenti cubani che non riescono a circolare liberamente nell’isola ma che fanno prima a passare per Miami. Così facendo guadagna in credibilità potendo poi veicola qualsiasi informazione. Molto pericoloso. In bocca al lupo.
Mi accorgo anche che i dissidenti hanno gusti musicali molto simili prediligendo i cantanti anticastristi come Celia Sanchez. Niente di male per carità, ho tanti amici io stesso che hanno gusti musicali politicizzati ed è comprensibile però rimane una debolezza confondere politica ed altro. Una debolezza che apre le porte alla propaganda..

Pranziamo con la compagnia del solito acquazzone e poi torniamo a casa.
La sera incontriamo di nuovo Olga con la quale prendiamo una birra per salutarci.


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Leggi anche:

  1. Diario di Cuba, 30-7 …e finale
  2. Diario di Cuba, 27-7
  3. Diario di Cuba, 25-7
  4. Diario di Cuba, 23-7
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Tag: cuba, viaggi

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