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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Diario di Cuba, 26-7

lug 26th, 2003 | Da | Categoria: Sulla strada

santiago_pw.jpgLa macchina che ci porterà a Santiago de Cuba arriva puntuale davanti alla nostra casa, viaggeremo assieme ad un’altra coppia di italiani. Anche loro come noi non hanno ancora un alloggio per la notte ma solo l’indirizzo di un affittacamere che è stato contattato e che si spera ci trovi una sistemazione. Sarebbe già un buon risultato poter lasciare i bagagli in un posto sicuro e poi andare in giro tutta notte visto che stasera è comunque il clou della festa.
Ci attendono circa otto ore di viaggio (sarebbero state dodici in autobus) ed appena usciamo da Trinidad ci accorgiamo che saranno otto ore di ottovolante. Stiamo volando, anzi galleggiando, sulle strade cubane. Rallentiamo solo nei centri abitati, davanti alla polizia e durante gli attraversamenti ferroviari.
Guardo fuori dal finestrino concentrandomi sul panorama, poi sui monti, poi siccome il senso di nausea che l’andatura inizia a procurarmi non si placa comincio a concentrarmi sulle nuvole. Quando la situazione migliora ed ormai mi sono abituato, abbasso gli occhi sulla strada e leggo i cartelli con la morale cubana. Sarebbe molto bello fotografarli: non necessariamente per prenderli ad esempio (anche se alcuni sono davvero belli) quanto per averne una collezione. L’andatura rende impossibile qualunque fotografia. Non mi rimane quindi che ricordarmeli.

La dignità come bandiera
Cuba ne ha bisogno: risparmia energia
Non c’è embargo per le idee
Avere cultura rende liberi
Ogni giorno un’opera migliore
Le idee sono più forti delle armi
La foresta è vita, proteggila
L’efficienza porta alla vittoria
L’alcool uccide
Per la vostra e nostra sicurezza non fate incidentidenti
Contrastare
In ogni quartiere rivoluzione
Insieme si può

Qui i cartelloni pubblicitari sono pochissimi ma quelli propagandistici sono tanti. Me ne viene in mente che avevo visto appena fuori da l’Havana: invitava ad usare il preservativo per proteggersi dall’AIDS. Poche parole, concetto chiaro ed un preservativo ben in vista. Ho avuto la sensazione che ci fosse stata una campagna molto attenta a riguardo e la presenza di preservativi gonfiati a mo’ di palloncini ed usati come festoni per le vie di Trinidad è un segno che sono stati distribuiti alla popolazione o che hanno un costo molto basso.

I nostri compagni di viaggio sono molto simpatici e ci scambiamo un po’ di impressioni di viaggio. Anche a loro è capitato spesso dopo essere stati riconosciuti come italiani per le vie del’Havana di sentirsi dire “ridi ridi che mamma ha fatto i gnocchi” (chissà chi avrà importato questo detto) ma rispetto a noi hanno sfortunatamente assistito a tristi scene di promiscuità fra cinquantenni europei ed adolescenti cubane. Di coppie europei-cubane ne abbiamo viste parecchie ma tutte comunque persone adulte.
Tra un sonnellino ed un salto proseguiamo nel nostro viaggio ad alta velocità ed allo scoccare della settima ora comincia il diluvio: la strada sparisce dalla nostra vista e siamo costretti a rallentare a passo d’uomo. Considerando ce abbiamo il problema dell’alloggio per la notte è un bene che stia già diluviando. Come al solito finisce tutto molto presto e possiamo ripartire a tutta velocità.

Quando bussiamo alla porta della casa che ci è stata segnalata a Trinidad veniamo accolti da una simpatica signora che ci dice che tutto è a posto e che ci ha trovato una sistemazione ad un isolato di distanza. Siamo un po’ lontani dal centro ma non ci interessa e poi in questa zona le case sono tutte molto belle: delle villette con giardino molto americane. Qui la camera ha un ingresso completamente indipendente ma non è prevista nè la colazione nè la cena.
Questa città era e probabilmente la città industriale di Cuba e questa era la zona dove i ricchi vivevano.
Santiago ha la grandezza di l’Havana senza averne il fascino ed il degrado, la vitalità di Santa Clara senza la stessa assenza di turisti, la bellezza di Trinidad senza la stessa conservazione e mancanza di contaminazione.

giostre_pw.jpgLe strade sono ancora sgombre di gente ma i preparativi per la festa fervono: si allestiscono tribune, si montano le giostre, si affettano le porchette e si preparano i panini o si riempiono le botti di birra.
Raggiunto il centro andiamo a mangiare e ci informano che un paio di isolati più in là alla caserma della Moncada, Castro sta tenendo un discorso e che la festa vera e propria comincerà solo dopo.
Ci affrettiamo per avvicinarci alla caserma.
La polizia è discreta ma la zona è superprotetta, interdetta al passaggio o meglio alla sosta di chiunque: si può camminare per le vie che circondano la caserma ma appena ti fermi arriva un agente che ti dice che non puoi fermarti e che se vuoi puoi “avvicinarti a patto di stare lontano”.
Siamo determinati a seguire il discorso e ci affacciamo in una casa chiedendo se possiamo unirci alla famiglia e seguire il discorso. Sono un po’ titubanti ma alla fine acconsentono. Nel salotto c’è il nonno, due uomini ed una ragazza che se ne rimane tutto il tempo con due bandierine, quella cubana e quella del movimento rivoluzionario, a mezz’aria.
Il discorso prima elenca i progressi fatti da cuba confrontando i dati economici, demografici e statistici del periodo batistiano e quelli attuali. Tocca i temi dell’alfabetizzazione e della sanità (i due cardini del progetto rivoluzionario), poi il costo degli affitti e così via sbrodolando dati come nel discorso che seguimmo a l’Havana.
I nostri ospiti seguono in silenzio, la ragazza ogni tanto annuisce.
Terminato questo preambolo Castro precisa che non avrebbe parlato dell’embargo americano e si scaglia contro l’Unione Europea ed in particolare contro la Spagna.
Informa che l’UE ha deciso di ridurre gli aiuti comunitari a Cuba, fa i conti di quanto sono stati questi aiuti negli anni facendo notare che sono stati sempre in diminuzione e parallelamente li mette a confronto con i dati della bilancia import-export e termina con la domanda: “chi sta aiutando a chi?”. Aggiunge che gli aiuti sono forniti sottoforma di finanziamenti per la realizzazioni di progetti ma che nel consuntivo di questi progetti sono comprese anche spese definite “accessorie” di trasferta e rappresentanza calcolate ai prezzi occidentali. In più ora si vorrebbe legare questi aiuti a scelte politiche che Cuba dovrebbe fare per cui Cuba rinuncia agli aiuti comunitari trovandoli inaccettabili. Cuba accetterà solo aiuti, per quanto modesti, provenienti da associazioni non governative.
Poi passa in rassegna alcuni stati europei invitando la Spagna a curare di più l’istruzione (“da Repubblica delle banane”) ed a risolvere il conflitto con i paesi baschi anziché pensare a Cuba; all’Inghilterra manda a dire di spiegare al mondo le bugie sulle armi di distruzione di massa irakene e sulle circostanze che hanno portato alla morte dello scienziato considerato colui che ha svelato la falsità delle prove portate da Blair. Arrivano schiaffoni un po’ a tutti gli stati per il passato coloniale e quindi si inalbera per lo sfruttamento dell’Africa passato ed anche presente, per l’appoggio all’appartheid in Sudafrica dato da alcuni paesi, per le attuali politiche europee nei confronti degli immigrati.
Nella casa si inizia ad annuire e la ragazza ogni tanto si volta e ci rimprovera che “non si deve fare distinzione di pelle”. Uno dei maschi le dice che la colpa non è nostra ma di chi ci governa e lei sempre rivolgendosi a noi ci sprona affinché ci si impegni di più a cambiare i governi che “non sono concepiti per avere una politica sociale”, accusa Castro dalla televisione.
Il discorso di Fidel è indubbiamente travolgente e non trovo argomenti per ribattere, certo potrei parlare della censura ma vivo in un paese che non è certo il paradiso dell’informazione e personalmente trovo manipolatrice la nostra televisione. Oppure potrei parlare del fenomeno della prostituzione ma il pensiero corre allo sfruttamento delle prostitute nelle nostre strade o alle vetrine di Amsterdam e poi chi fa del turismo sessuale è proprio europeo. Insomma mi sto zitto ed abbasso le orecchie rimanendo colpito da questo discorso. Peccato che tutto si concluda con un “gloria ai caduti del 26 luglio”, gloria di qua, gloria di la, al quale le migliaia di ospiti su invito che affollano il piazzale della caserma rispondono in coro “Gloria!” ogni volta. Ci manca solo che termini con un “andate in pace, il comizio è finito”.

Usciamo barcollando.
Ci sediamo su una delle tribune in attesa che cominci il carnevale. Veniamo però invitati ad andare nella tribuna riservata agli stranieri che costa di più ed è più attrezzata con tanto di bar alle spalle.
Passerà un’ora e mezzo prima che la musica assordante venga interrotta dalle parole dei presentatori. Noi ormai ci stavamo addormentando quando cominciano ad arrivare i pupazzi, i ballerini e due carri sponsorizzati dalla birra Cristal “la preferida de Cuba”. Sui carri ballerine sculettanti con costumi tipo brasiliano. Troviamo molto belli i balletti e le coreografie che si svolgono a terra. La musica anche qui è di chiara connotazione africana e la popolazione che sta festeggiando è in chiara prevalenza di colore. Sembra proprio che la popolazione nera non si sia poi mischiata molto negli anni ma abbia mantenuto viva un sua identità e le sue tradizioni. Prima fa tutte la gioia del divertimento.


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  1. Diario di Cuba, 30-7 …e finale
  2. Diario di Cuba, 29-7
  3. Diario di Cuba, 27-7
  4. Diario di Cuba, 25-7
  5. Diario di Cuba, 23-7

Tag: cuba, viaggi

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