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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Diario di Cuba, 24-7

lug 24th, 2003 | Da | Categoria: Sulla strada

carretto_pw.jpgBuona la seconda. Stavolta partiamo con un autobus Astro e ci mescoliamo ad una folla di cubani in attesa nel terminal degli autobus. La sala d’aspetto è tale e quale a quella del film Lista de espera di Juan Carlos Tabio Cast.
Il viaggio verso Santa Clara è tranquillo e piacevole anche se come spesso accade abbiamo con noi poca acqua. Facevamo affidamento su una bottiglia gelata di succo di mango che la signora ci aveva preparato ma al momento di pagare abbiamo scoperto che la signora non includeva nel prezzo della camera la colazione così come Santiago aveva detto per cui non avendo prelevato contanti ci troviamo a non averle pagato una delle colazioni di oggi. Non abbiamo voluto chiedere quindi quella bottiglia che giaceva nel freezer e ci ritroviamo senza un dollaro. Ci chiariremo meglio in futuro.
Sull’autobus dai sedili rossi si sta comodi e ciascuno ha il posto assegnato tranne quelli che salgono nei vari paesini che viaggiano anche in piedi. Durante queste soste il caldo si fa sentire ma poi si viaggia con i finestrini aperti e l’aria è fresca. C’è anche da dire che i cubani sono molto puliti e non si soffrono odori corporei come può capitare anche da noi. Poi sull’autobus è montato anche un ventilatore (cadrà sulla testa di un tale durante il viaggio ) ma non è dato sapere se sortisca qualche effetto.

Arrivati a Santa Clara vediamo subito che sono venuti a prenderci per portarci a casa del figlio di Santiago, Raul, avvertito dal padre del nostro arrivo.
La città è vivacissima perché oggi cominciano i festeggiamenti del carnevale che avrà il clou il 26 luglio che poi è anche la data del 50° anniversario del tentato assalto alla caserma Moncada di Santiago de Cuba: azione che poi darà il nome al movimento rivoluzionario M-26-7 che tre anni dopo rovescerà Batista.
Dappertutto ci sono addobbi e per le strade anche varie bancarelle. Guardiamo tutto ciò dai finestrini di un macchinone anni ’50 ed il senso di vita cubana è quanto mai vivo.

Anche la casa di Raul è molto grande, pulita ed arredata molto più della media. C’è persino un acquario. Abbiamo anche qui le chiavi della casa e della stanza.
A questo punto è evidente che la famiglia di Santiago sia particolarmente ricca per gli standard di qui ma non è dato sapere se lo è perché nonostante i 220$ mensili di tasse che un affittacamere deve pagare per mantenere la licenza (una notte costa 20$ più 7-9$ per cena e colazione) è comunque un’attività che rende o se può permettersi di affrontare questa attività perché già ricca per altre fonti (parenti in USA?). La sensazione è che le casas particular siano un’opportunità per pochi e che un po’ piova sempre sul bagnato.

Al terzo tentativo troviamo la salvezza economica ad un bancomat funzionante.

Dappertutto ci sono palchi in allestimento e la festa che troveremo ci fa già venire l’acquolina in bocca. Oltre a questo clima di festa la piazza centrale invita al relax e seduti su una panchina ci guardiamo attorno. Tutta la città sembra più sviluppata di Cienfuegos che infatti prima della rivoluzione non era provincia e dipendeva da questa.
Questa è la città simbolo delle gesta di Che Guevara e viene visitata soprattutto per il museo a lui dedicato e per il mausoleo che ne conserva le spoglie.
Quando ci incamminiamo il cielo comincia ad annuvolarsi pericolosamente. Fermiamo un carretto taxi (una motoretta non una bicicletta) e ci facciamo portare alla stazione degli autobus: memori di Cienfuegos vogliamo comprare i biglietti per la tappa successiva in anticipo.
Il taxista ci aspetta e da lì andiamo al mausoleo del Che. Strada facendo comincia a piovere a dirotto tanto che quando arriviamo la grande statua appare avvolta da una fitta nebbia d’acqua. Scendiamo per scattare almeno una foto dato che ci dicono che tutto è chiuso per lavori (sigh). Avevamo sentito una voce del genere già a Cienfuegos ma non avevamo voluto darci peso. Appena la statua entra nel mirino uno scroscio d’acqua più forte ci fa capire che il temporale comincia a farsi veramente serio e scappiamo per tornare sul carretto. Sembra un uragano, l’acqua allaga la strada per almeno dieci centimetri di profondità e noi sul cassone di questo taxi non ci bagnamo grazie ai teloni che lo coprono. Ci dirigiamo verso il simbolo della battaglia di Santa Clara: il treno blindato carico di armi che i rivoluzionari guidati da Guevara fecero deragliare e tennero sotto assedio per poi conquistarlo. Arriviamo nella bufera, ci sporgiamo un attimo dal cassone e poi chiediamo di essere riportati a casa.
Strada facendo un gruppo di ragazzi ci insegue e ci raggiunge. Do per scontato che vogliano salire a ripararsi ed invece loro si tuffano, si aggrappano alla parte basse del carretto e si lasciano trascinare galleggiando col petto sul pelo dell’acqua. Si divertono un casino (probabilmente più di quei bambini che vediamo saltare fuori dai tombini in mezzo alla strada); il conducente del carretto prima non riesce a spiegarsi come mai il motore fatichi così tanto poi si volta, li vede, capisce e sorridendo lascia fare mentre io perdo l’occasione di fotografarli durante questo sci d’acqua cittadino.
Appena arriviamo a casa realizziamo quanto sia stato sciocco lanciarci in una corsa a guardare quei monumenti sotto questi temporali che durano sempre al massimo una mezzora.
Quando, passate un paio d’ore, usciamo di nuovo le strade sono di nuovo perfettamente asciutte ed allora forse quei bambini che venivano fuori dai tombini avevano ragione: lì sotto deve esserci un mondo meraviglioso o perlomeno molto efficiente.

carnevale_pw.jpgAbbiamo la sensazione che Santa Clara sia una città poco turistica nel senso che più che da vedere sia da vivere.
La piazza si anima per una sfilata carnevalesca con tanto di allegorica figura del Marchese e la Marchesa: a sfilare, ballare e cantare sono molti anziani, tutti di colore che danzano attorno a queste due figure che evidentemente hanno sempre rappresentato il potere nobile spagnolo della città.
Sfilano al ritmo di conga e cha cha cha ed il ritmo ossessivo dei tamburi fa capire che si tratta di festeggiamenti molto afro e poco cubani.
Ci godiamo l’allegria della sfilata lasciandoci coinvolgere dal ritmo e da questi simpatici vecchietti.

Dopo la cena nella casa di Raul (maiale, riso e fagioli, insomma quello che si trova sempre in ogni menù) usciamo per guardare cosa succede per la strada.
Tutta la popolazione è in piazza e ciascuno gira con il suo boccale. Abbiamo infatti visto che la birra viene venduta sfusa stillata da enormi serbatoi riempiti a loro volta con autobotti.
Sono stati anche allestiti dei vespasiani di fortuna i quali non avendo scarico servono solo a coprire chi ne ha necessità per cui sono parecchio maleodoranti. La birrà però costringerà molti ad andarci.
Le bancarelle vendono panini con porchetta, pop-corn ed altri cibi fritti.
Ogni piazza ha il suo palco ed i suoi musicisti; sotto il palco tutti a ballare ed anche noi, europei rigidi, ci lanciamo tra gli sguardi di signore che benevolmente sorridono del nostro stile per poi incoraggiarci sempre di più man mano che il ritmo ci scioglie. Dopo poche battute la figura che facciamo migliora percettibilmente e la serata scivola via sul ritmo della salsa.


carretto_pw.jpg

Leggi anche:

  1. Diario di Cuba, 29-7
  2. Diario di Cuba, 27-7
  3. Diario di Cuba, 25-7
  4. Diario di Cuba, 23-7
  5. Diario di Cuba, 21-7

Tag: cuba, viaggi

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