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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Diario di Cuba, 22-7

lug 22nd, 2003 | Da nessuno | Categoria: Sulla strada

autostrada_pw.jpgOggi viaggio a Cienfuegos. Viaggeremo in pullman. Esistono due compagnie, entrambe statali, la Astro e la Viazul. La prima è quella che prendono tutti i cubani quando vogliono spostarsi ed ha sempre quattro posti riservati agli stranieri mentre la seconda, con aria condizionata e mezzi più nuovi, è quella normalmente usata dai turisti. Siamo determinai a prendere la Astro quindi abbiamo fatto i biglietti con un giorno di anticipo ma il biglietto costato 20$ ci fa capire che viaggeremo con Viazul.
Consegnamo gli zaini ed i conducenti, in divisa bianca con tanto di mostrine tipo assistenti di volo, ci consegnano i tagliandi senza i quali i bagagli non ci verranno riconsegnati.
A metà viaggio uno dei due conducenti, il secondo pilota credo, passa per il corridoio con un vassoio di caramelle. E’ tutto molto professionale però mi verrebbe di far notare che non mi hanno indicato le vie di uscita in caso di incidente.
La campagna che costeggia l’autostrada spesso sembra incolta ma da sempre un senso di grande ricchezza di vegetazione e di fertilità. Si capisce come mai ci siano state sempre grandi piantagioni di frutta da queste parti. Ne vediamo anche parecchie lungo il cammino così come lungo i bordi dell’autostrada c’è sempre qualcuno che aspetta un passaggio o poliziotti che controllano il traffico.
Ci fermiamo anche ad una stazione di servizio. Questa si trova dall’altro lato della carreggiata e dato che il traffico è inesistente il conducente vira deciso verso sinistra per parcheggiarsi nel piazzale. Farà la manovra inversa in retromarcia per ripartire.
La stazione di servizio per ora è composta da due chioschetti che vendono bibite e souvenir ma è in costruzione un piccolo negozio prefabbricato. Degli avvoltoi volteggiano sopra le nostre teste e di quelli che devono una bibita sotto i gazebo.

Cienfuegos_pw.jpgIl caldo che incontriamo a Cienfuegos è attanagliante. L’affittacamere che dall’albergo di l’Havana hanno contattato per noi ci aspetta con un cartello con i nostri nomi.
In realtà lui non ha più posto in casa ma ci ha girato ad una signora sua vicina, anche lei affittacamere, ed intelligentemente ci fa andare prima a casa sua in modo che sia ben chiaro che siamo in qualche modo suoi clienti e che se vogliamo possiamo andare a cenare da lui.

Ho deciso che in questa città cercherò un barbiere per radermi; di proposito non mi sono portato niente per la barba che con questo caldo da un po’ fastidio. Vivrò l’esperienza del barbiere cubano con la sua bottega semplice anni ’50, un’immagine che mi è sempre piaciuta. Trovo lungo il boulevard, il viale dei negozi della città, un salone di parruccheria e barbieri con molta gente, uomini e donne, ad aspettare. Purtroppo mi dicono che non possono radermi perché non hanno lamette (a dirla tutta però lo sguardo che il barbiere mi ha fatto è del tipo “io a questo qui non gliela faccio” e le lamette mi sembrano una scusa).
Proseguendo il cammino poco più avanti arriviamo alla piazza principale della città con la cattedrale al cui interno stanno compiendo dei lavori. Balzano agli occhi le colonne ricoperte di una patina argentata, un curioso strato di metallo mancante in molti punti. Nell’altro lato della piazza c’è il teatro, dove pare si sia esibito anche Caruso, ed il municipio. La piazza in se è piuttosto bruttina per via dei palazzi dipinti in modo da risultare un po’ artificiosi. Sarebbe però un’ottima location per una puntata di Zorro.
Il teatro è davvero molto bello e la presenza di bambini di varie età che stanno montando uno spettacolo di flamenco lo rende anche vivo. Rimaniamo a guardarli per un po’ durante la visita guidata del teatro.
La nostra guida è esemplare nella sua competenza e professionalità e non si perde certo in chiacchiere inutili guidandoci alla scoperta di questo piccolo gioiello: “primer piso, segundo piso” è tutto quello che ci dice nel cammino ma è nello strappo dei biglietti a metà delle scale che da il migliore esempio di serietà sul posto del lavoro.

giochi_pw.jpgLe vie attorno al centro sono povere ma sempre pulite così come le case che vi si affacciano. Turisti in giro non ce ne sono ed anche se qui non mancano persone che si avvicinano per offrirti il loro aiuto sono decisamente più discreti che a l’Havana; evidentemente non hanno ancora avuto un grande impatto con il turismo.

Nel pomeriggio faccio un secondo tentativo dal barbiere e stavolta mi dice bene: il salone è vuoto e lavorano solo una parrucchiera ed un ragazzo a servire gli uomini; questo prima mi squadra poi mi dice di accomodarmi e va alla ricerca di lamette in tutti i cassetti dei colleghi.
La rasatura è stata un’esperienza da uomini veri ma era quello che volevo anche se non mi aspettavo che la colonia fosse utilizzata in maniera così abbondante: brucia così tanto che salto sulla poltrona. Considerando il caldo soffocante mi faccio dare anche una spuntatina ai capelli.

Sempre osservando questa bella città ci muoviamo verso il porto e finiamo alle spalle del museo nazionale navale dove troviamo dei bambini fare il bagno. Ci vengono incontro e parliamo un poco. Ci chiedono di Totti e rispondo che è molto bravo ma anche non particolarmente scaltro nel parlare. Ridono.
Torniamo stanchi per prepararci alla cena a casa di Santiago, il tale che ci ha trovato la casa particular. Contrattatiamo un bici taxi come quelli che girano all’Havana, saliamo e partiamo. Il nostro pedalatore dopo il primo metro si piega pericolosamente sulla bicicletta. Questa pur avendo un paio di rapporti non ha meccanismo per cambiare marcia ed il pedalatore cambia infilando il piede sotto la catena. Nonostante il cambio di rapporto le cose non migliorano. Una salita incombe davanti a noi e veniamo colti da un moto di pietà: non è per nulla sciolto come i suoi colleghi della capitale e gli diciamo che va bene, che può fermarsi. Lui intuisce che non siamo arrivati, riguadagna il centro della carreggiata e con un colpo di reni fa riprendere velocità al mezzo per affrontare la salita. Ci porta dritti alla meta e gli diamo un dollaro in più perché ci è piaciuto ma ci ripromettiamo di non prendere più bici taxi.

Ci riposiamo nella nostra camera. La signora ci ha dato la chiave della casa ed anche quella della stanza. Non c’è quasi mai perché dorme in un altro appartamento ed abbiamo in comune solo il salotto. La casa è perfettamente pulita ed in ordine e come le altre case dove ci sono camere in affitto è meglio mantenuta delle altre case del vicinato. Insomma una meraviglia. Nella camera abbiamo anche un apparecchio per l’aria condizionata di fabbricazione russa ed apparecchi simili li abbiamo visti affiorare da moltissime altre case. Altre due particolarità sono lo “scaldabagno cubano” e la nostra abatjour. Il primo è una sorta di soffione della doccia collegato all’impianto elettrico e che, nella fantasia del suo inventore, dovrebbe fornire acqua calda, fredda o tiepida spostando semplicemente un interruttore. Io non riesco ad ottenere nulla di tutto ciò. La lampada invece è priva di interruttore ma si accende semplicemente toccandola: un primo tocco accende la lampadina fioca, il secondo aumenta l’intensità, luce piena al terzo e di nuovo spenta al quarto. Geniale.

Intanto che ci prepariamo per la sera fuori si scatena un temporale fortissimo; durerà una mezz’ora giusto in tempo per quando ci metteremo a tavola fra un piatto di maiale ed un’aragosta. IL temporale rinfresca il giusto per passare una piacevole serata e godersi una chiacchierata con Santiago sul sistema scolastico cubano.
Ci spiega che tutti hanno diritto allo studio e che dodici anni sono obbligatori. Poi per quanto riguarda l’università vi sono tre grandi università a l’Havana (nord), Santa Clara (centro) e Santiago de Cuba (sud) dove ci sono tutte le facoltà più altre università più piccole nelle altre città con un numero inferiore di facoltà. I corsi durano mediamente cinque anni e se non si sta al passo con gli esami si viene buttati fuori. Terminata l’università ai migliori è data la possibilità di scegliere il posto di lavoro fra quelli disponibili dando al migliore dei laureati la possibilità di scegliere il più appetibile dei lavori.


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Leggi anche:

  1. Diario di Cuba, 29-7
  2. Diario di Cuba, 26-7
  3. Diario di Cuba, 25-7
  4. Diario di Cuba, 24-7
  5. Diario di Cuba, 19-7

Tag: cuba, viaggi

Nessun commento a “Diario di Cuba, 22-7”

  1. ale scrive:

    wowwwwwwwww :) e poi? e poi? :) ))

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