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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Diario di Cuba, 21-7

lug 21st, 2003 | Da | Categoria: Sulla strada

alba_pw.JPGRimaniamo all’Havana un giorno in più visto che alcune zone vogliamo vederle meglio prima di andare altrove. Cambiamo però albergo e zona e ci spostiamo al Vedano così potremo farci delle docce calde ed avere la stazione degli autobus più vicina.
Alla ripresa dei nostri giri verso Plaza de la Revolution facciamo una piacevolissima scoperta: quando veniamo avvicinati da chi vuole portarci verso un ristorante l’arma migliore non è dire che abbiamo già tutto ma semplicemente che vogliamo rimanere soli. Gentilmente vanno via. Questo ci da il grandissimo vantaggio di poter scegliere da chi eventualmente farci accompagnare. Lo terremo presente. Intanto torniamo verso il centro per rivedere i bellissimi spazi attorno alla Cattedrale, passiamo davanti alla Bodeguita del Medio, il famosissimo bar frequentato da Hemingway, salutiamo anche la foto della Cardinale ma rinunciamo ad entrare. In compenso ammiriamo una vecchietta bionda con un sigaro enorme. Sta sempre qua per farsi fotografare dai turisti. Abbiamo anche fatto un giro per il museo della Rivoluzione per seguire durante la visita tutta la storia delle lotte di indipendenza dalla Spagna in poi.
Qui abbiamo trovato alcuni emuli o meglio fanatici di Fidel e del Che che si facevano fotografare davanti alle statue di cera dei due ed a ben guardare somigliavano parecchio ai mascheroni esposti.
Affacciandoci in una delle sale del Palazzo del Governo che ospita il museo assistiamo alla premiazione dei medici sportivi. Un rappresentante di Stato ringrazia medici ed atleti schierati nel salone per il loro contributo al successo nelle varie discipline sportive e, quindi, alla Rivoluzione. Ci sono anche tre militari, tre ragazzi in alta uniforme molto poco marziali nel loro chiacchierare durante le pause della cerimonia.
ospedale_pw.jpgMi sovviene una piccola riflessione: una rivoluzione comincia, si attua e poi finisce instaurando (se ha successo) un regime diverso da quello che c’era prima. Questa la teoria. Nella pratica cubana la rivoluzione perdura e possono esistere azioni in grado di comprometterla anche oggi che sono passati quarant’anni dal rovesciamento di Batista. Forse per via di questa forma di incompiutezza che non vedo nelle strade e nelle piazze statue di Fidel. Si trovano, è vero, numerose foto dentro gli uffici o manifesti con qualche frase ben scelta ma per essere un regime dal potere così tanto verticalizzato appare piuttosto discreto.
Torniamo in albergo e riesco a vedere finalmente un discorso del Leader in tv.
L’occasione è la consegna della laurea ai primi operatori sociali che saranno mandati nelle campagne della provincia. Il discorso segue in maniera confusa ed inefficace il documento scritto, fatto soprattutto di noiose sbrodolate di dati ed è parecchio deludente fino a quando non si comincia a parlare un po’ più a braccio e cambia decisamente di interesse.
Vedo anche un telegiornale cubano con tanto di notizia su Berlusconi che visita il presidente statunitense. La notizia viene data in modo decisamente asciutto e privo di enfasi. Non vi è la pur pallida manipolazione di quella che è sicuramente la solita nota stampa che viene distribuita: i due presidenti si rinnovano stima ed amicizia, rafforzano la loro unione e la loro alleanza alla lotta contro il terrorismo. Nulla di diverso da quello che sentiremmo anche da noi (dove però i commenti e gli ammiccamenti sono probabili). Particolare è invece la scelta delle immagini concentrate sulla discesa dall’elicottero di un Berlusconi ipersorridente in manica di camicia che dispensa saluti e strette di mano a destra ed a manca a tutti i collaboratori del presidente. L’effetto è comico e sembra quasi che i giornalisti cubani non abbiano voluto infierire oltremodo.
Leggendo un po’ di storia del paese si capisce come i colloqui fra Cuba e Stati Uniti si siano spesso svolti sottoforma di scaramuccia: le raffinerie americane rifiutano di lavorare il petrolio russo? E Cuba le nazionalizza; Gli USA non smantellano la base a Guantanamo? E Cuba taglia acqua ed elettricità e così via fino all’aviatore abbattuto durante l’assalto alla Baia dei Porci su un aereo privo di insegne ma di matricola americana. Il corpo non fu restituito agli USA fino a quando non ammisero che si trattava di un pilota americano. Mi immagino il dialogo fra i due paesi:

USA: Sentite un po’, non è che vi ritrovate un tizio vestito da aviatore un poco morto?
Cuba: Si, perché? È americano?
U: No per carità ma lo vorremmo indietro
C: Perché? Non sarà mica americano?
U: No, ma figuratevi. E’ solo che ci faceva piacere
C: Se è per fare un piacere no, non ve lo diamo. Certo se fosse americano…
U: Ah se fosse americano.. aspetta che controllo… no, non è americano. Però visto che se lo fosse lo restituireste beh allora datecelo
C: No. Se non è americano non ve lo diamo
U: E va bene. E’ americano
C: Come hai detto scusa?
U: Il pilota è americano
C: Va bene allora ve lo diamo subito primo però scandite bene: di dove è questo pilota?
U: A-me-ri-ca-no
C: Eccolo
U: Grazie
C: Prego.

Ed intanto passano vent’anni.


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Leggi anche:

  1. Diario di Cuba, 28-7
  2. Diario di Cuba, 27-7
  3. Diario di Cuba, 26-7
  4. Diario di Cuba, 24-7
  5. Diario di Cuba, 23-7

Tag: cuba, viaggi

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