Diario di Cuba, 19-7
lug 19th, 2003 | Da nessuno | Categoria: Sulla stradaOgni viaggio che si rispetti comincia molto presto e questa mattina il nostro è cominciato alle quattro con il taxi che ci aspetta sotto casa.
Zaini in spalla, anzi, schiena e petto per ciascuno e poi taxi e pullman fino a Bergamo dove prenderemo il primo aereo, un piccolo bimotore ad elica, per Parigi.
Dovendo cambiare aeroporto da Orly a Charles de Gaulle decidiamo di farci un giretto per il centro città. Ovviamente decidiamo un attimo dopo aver comprato i biglietti della metropolitana che ci avrebbero consentito di arrivare fino allaltro aeroporto per cui dobbiamo comprare altri biglietti per arrivare fino al centro e salutiamo calorosamente altri 17 che vanno a raggiungere i 34 spesi pochi attimi prima. Non cè male come spesa. E non abbiamo ancora lasciato lEuropa. Tra laltro la mia carta di credito viene rifiutata dalla macchinetta e la cosa mi dispiace non poco.
Sempre in tema di spese ho comprato qualche libro per il viaggio: il secondo libro di Fabio Volo (avevo letto svogliatamente il primo per poi rimanerne sorpreso come dal suo film), il secondo di Flavio Origlio (mi piacciono le sue battute ed ho letto con entusiasmo il suo primo, non mi ha sorpreso ma questo voglio leggerlo per vedere se ci sono le battute scritte per lui dai suoi fan e voglio cercare quella che gli ha inviato Ivan e che io sono sicuro di avergliela sentita dire) e per finire un libro su politica e media che ho già deciso lascerò per ultimo in modo da avere elementi di confronto fra quanto vedrò a Cuba e la situazione nostrana.
A Parigi giriamo per le strade tra Notre Dame ed il Beaubourg e mi torna in mente la prima volta a Parigi in gita scolastica, del bel museo di arte moderna e poi svoltato langolo si, questo se non ricordo male, giusto: Rue St. Denis una via molto bella con famiglie che passeggiano fra le vetrine dei sexy shop per nulla volgari. E vinco anche una scommessa: i peep show sono aperti anche alle nove del mattino. Guardiamo due avventori entrare tranquillamente in uno di questi locali a luci rosse e poi andiamo via con i nostri zaini a cercare una creperie che sia aperta.
Gli altri negozi sono tutti chiusi e dobbiamo ripiegare su due quiches e poi via: aeroporto e poi verso Cuba. Parte anche una seconda scommessa ed ho già in tasca leuro di posta: secondo me il Beaubourg è di Renzo Piano.
Le dieci ore scarse del volo sono passate piuttosto piacevolmente fra film, musica varia e giochi da playstation nel piccolo monitor delle poltrone. Ho potuto anche dormire con la mascherina in dotazione.
Atterriamo allHavana quando sono le 18:00, le 24:00 ora italiana.
Laeroporto ospita molti piccoli aerei, persino un biplano che non mi dispiacerebbe guardare da vicino, e poi gli aerei di costruzione russa della compagnia cubana ed anche quelli sarebbe bello guardarli.
Gli interni delledificio sono molto puliti e moderni. Sbrighiamo in pochi minuti le pratiche del controllo passaporti (avevamo sentito storie apocalittiche, meno male) e siamo fuori. Bagagli, taxi e via verso la città.
Guardando fuori dal finestrino sono un po confuso: sto cercando di fare confronti con i panorami del Messico. Le strade sono indubbiamente un in uno stato peggiore di manutenzione ma sono più pulite, le vecchie macchine americane sono talmente fuori dal mio quotidiano che non riesco a staccare gli occhi.
Sara perché è sabato sera ma dentro queste macchine vedo gente vestita in maniera semplice ma pulita pronta per andare a divertirsi. Anche quelli che camminano lungo la strada, e sono tanti, verso la città sono tutti ben vestiti mentre chi va nella direzione opposta ha un passo svelto che fa pensare che stia andando a prepararsi,
Le altre macchine in giro sono per la maggior parte vecchie di dieci, quindici anni e ci sono molte Fiat che non vedevo da tempo; sono tutte un po ridotte male e la buca che il taxista prende in pieno mi fa capire il perché.
Ai lati della strada ritrovo le scritte colorate che in Messico erano la pubblicità o le insegne dei negozi mentre qui sono in minor numero e parlano dei valori della Rivoluzione e del Socialismo. Ogni cinquecento metri cè un monito dei padri della patria.
Le case, i palazzi e le strutture in genere hanno, quella più quella meno, un buon grado di fatiscenza ma non trovo da nessuna parte insediamenti sconfinati di baracche e bidonville, anzi, scopro persino una schiera di casette piuttosto in ordine.
Mano a mano che entriamo nella città però il panorama cambia. Fin tanto che siamo nella zona nuova la città mantiene la testa alta nei confronti del degrado, tangibile ed omogeneo, ma nella zona più vecchia dà come limpressione di essersi piegata al tempo ed allincuria e mi da un senso di tristezza. So che proprio questo è il fascino di lHavana ma non riesco ancora a coglierlo.
Si capisce subito che i palazzi sono nati bellissimi, ricchi di espressione in uno stile che ricorda altre città del sud america spagnolo ma dovevano essere notevolmente più ricchi che altrove.
Guardando dentro i palazzi limpressione è che ci sia stato da poco un terremoto e che si sia appena finito di togliere le macerie dalla strada, con gli abitanti della città che si riposano dopo aver riconquistato un minimo di vivibilità. Il terremoto qui cè stato ma è stato lento, talmente lento che la gente non deve essersene accorta altrimenti questa sarebbe una città fantasma, abbandonata. Al contrario tutto è molto vivo: gente che cammina, gente che prende il fresco della sera o, meglio, cerca di boccheggiare il meno possibile data lumidità, bambini che giocano.
Questo terremoto, o forse sarebbe meglio chiamarlo cancro per come ha agito nel tempo, non sembra abbia incontrato contrasti e tutto sembra aver trovato un certo equilibrio. I palazzi che questo equilibrio lo hanno perso sono andati giù ed hanno lasciato ogni tanto un vuoto.
Quello che vedo non è nulla di nuovo perché lo si è letto, lo si è visto in televisione, se ne sono ascoltati altri racconti, ma vederlo dal vivo è realmente unaltra cosa.
Sapere se la causa sia il regime, lembargo o lindole sud americana non porta molto; cercare di stabilire delle percentuali forse può aiutare a capire un po di più ma quel che resta è che non sembra unimpresa facile contrastare questo cancro.
Stavolta ho toppato albergo. Il braccino è stato troppo corto ed ho sottovalutato la media mancanza di confort. Fatto sta che pernottiamo in un albergo modesto immerso nel degrado della zona più malmessa dellHavana vecchia: la nostra camera è un cubicolo con odore di muffa e senza finestre no la finestra cè ma da su un muro ad una decina di centimetri. Lacqua calda non cè ma a questo ero preparato. Ho pagato solo due notti per 78$ e se avremo bisogno di una terza cambieremo.
Quando usciamo per andare a cena camminiamo in questa zona buttando locchio dentro i portoni tra gli sguardi, curiosi ma non troppo, di chi prende un po daria. Sembra che lumidità sia aumentata.
Arriviamo sul lungomare, il Malecon, e la vista di tutti i palazzi che si affacciano su questo viale porta due conferme: il degrado (ormai questo è il mio tema della giornata) e la bellezza di questa città, dei suoi colori, di questo tramonto.
Mano a mano che andiamo verso la zona dove abbiamo deciso di mangiare incontriamo tanti amici di italiani che si offrono di accompagnarci-trovarci un posto dove mangiare-sigari. Ne scarichiamo a raffica e mi rendo conto che la nostra guida, ottima per muoversi in una città straniera, ci ha, anche stavolta, instillato una certa diffidenza verso il prossimo; il nostro modo di reagire è forse esagerato nonostante la loro insistenza e facciamo la figura di due europei impauriti piuttosto che di due che non sono interessati a questo tipo di approcci. Avrei bisogno di maggiore confidenza con la lingua per spiegare meglio che non vogliamo essere cattivi e bruschi ma che gradiremmo meno insistenza.
Troviamo un localino, non è male: una birra, mezzo pollo ed un pugno di riso e fagioli. Ceniamo con 5$.
Torniamo in albergo con un ragazzo che per 3$ pedala per noi (un quarto di pollo ed una birra anche per la sua famiglia) e diamo così larrivederci alla noche de Cuba.
Sono circa le dieci di notte ed al quinto piano dellhotel comincia la musica.
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