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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Dialogando con la Sig.ra Motta

feb 17th, 2007 | Da | Categoria: Zibaldonate

Io sono il classico condomino silenzioso, il tipo "buongiorno buonasera" come si suol dire, quello che in ascensore si stupisce sempre di sapere che la massima portata dell’ascensore è di quattro persone. Si, ci provo ad essere socievole ma al massimo riesco ad essere silenzioso e cortese.
Lei, la Sig.ra Motta, è la vicina di casa. Una arzilla signora di cui avevo già parlato.

Stamattina scendendo per andare a fare colazione siamo capitati in ascensore assieme.
Per chi volesse recitare questo dialogo consiglio di interpretare la Sig.ra con un forte accento milanese, le vocali molto aperte, un tono un po’ burbero. Per calarsi nel personaggio consiglio di indossare una pelliccia marrone scuro ed un cappello a tese larghe. Per chi si volesse cimentare in me è sufficiente avere un sorriso del tipo "ormai sono in ballo e balliamo".

Sig. Motta voltandosi verso il lucernario sulle scale: Eh, meno male che oggi c’è il sole.
Io: Eh già!
Sig. Motta: Di dov’è lei?
Io: Di Roma… ma è dal ’98 che sono qui.
Sig. Motta: E come mai è qui? per lavoro o studia lei?
Io: No, no per lavoro. Nel ’98 feci un colloquio e mi chiesero di trasferirmi.

Qui bisogna ricordare che la Sig.ra è filoleghista ed io terrone (dal punto di vista di qui) quindi c’è una sorta di cortese braccio di ferro in queste frasi.

Sig. Motta: Ma che brutto però lasciare la propria città per venire qui.

Leggasi: "ma non potevi startene a casa tua?"

Io: Mah! Milano è comoda
Sig. Motta: E a Roma ha ancora i genitori?
Io: Si, ho mia madre e mia sorella.
Sig. Motta: Non l’ha più il papà?
Io (beffardo): No, è morto.
Sig. Motta: Uhhh ma che giovane.
Io (tentandosvogliatamente un calcolo): Si era del ’36… è morto nel ’98…
Sig. Motta: Uhhh oooooo ma che giovaaaaaneeeee… io sono del ’33.
Io (capendo che è melgio tacere): …
Sig. Motta: …che io non capisco come è possibile che ci siano tutti questi vecchi e che invece muoiano tutti questi giovani. Tutti giovani. Che poi cosa è morto per una qualche malattia brutta. Cosa è stato un infarto magari?
Io (sorridendo cinicamente): No, no. Proprio CAAANCRO.

Tag: dialoghi, gente, vicini di casa

4 commenti a “Dialogando con la Sig.ra Motta”

  1. assente scrive:

    Che simpatiche le donnone di Milano, e discrete poi, magari non ha mai visto Roma, se l’avesse vista, neppure lei capirebbe perch

  2. francifra scrive:

    che TAAAAATTO. La signora, intendo

  3. artemisia scrive:

    harrrrrr harrrr harrrrr. e non hai manco da toccarti le palle, ti

  4. yota scrive:

    Ti ricordo al suo funerale e mi e’venuta una gran voglia di abbracciarti. Il 98 si e’portato via anche il marito di mia madre ed a me e’ parso improvvisamente cosi’lampante che si vive una volta sola!!!! Cosi’ me ne sono andata per il mondo. (Vabbe’ diciamo cosi’ che fa fico)

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