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un non-luogo non collocato in un ambiente definito e nemmeno, per certi versi, definitivo
non adibito ad alcuna funzione vitale come può essere un luogo di decenza e forse per questo indecente
privo di indicazioni sul da farsi per non dar luogo a chissà ché nel quale ben poco avrà luogo.
Insomma un posto così

Alti e bassi di un fine settimana lungo

lug 3rd, 2007 | Da | Categoria: Reloaded, Zibaldonate

Venerdì: Comincio con i pensieri contorti da esperto masturbatore mentale. Il pensiero è: ho fatto un regalo perché ci tengo e vuoi vedere che chi riceverà penserà "però se mi fosse arrivato prima ne avrei goduto già da tempo"? Penso anche che spero proprio non accada perché sarebbe troppo sciocco. Il regalo arriva a destinazione e la mia intuizione si verifica: dura un attimo ma basta a guastarmi un po’ la giornata. (appunto: non ci sto tornando sopra, il mio è dovere di cronaca). In compenso, pensa che ti ripensa, metto bene a fuoco cosa esattamente mi ha rovinato la giornata e lo dico mettendo in chiaro che ci sono cose che non si toccano e che non permetterò debolezze. Con questo fanno tre venerdì amari.
Intanto viaggio, guido e mi accorgo che la spia dell’auto che mi ha fatto compagnia negli ultimi due o tre mesi, che mi ricordava che la macchina funzionava male e che tendeva a non mantenere il minimo a freddo, ha deciso di spegnersi e che ora la macchina sembra in ordine. Son cose piacevoli. Inspiegabili ma piacevoli. Non ho mai dato nomi alle mie cose ma se dovessi dare un nome ad una macchina che pare avere vita, la chiamerei Ronzinante dato che per certi versi mi ci vedo come pseudo Don Chisciotte; solo più consapevole.
Dopo tanto viaggiare, arrivo. E non è poco.
Poi vado a prendermi le attenzioni di A. che si rimbocca le maniche e mi scuote spiattellandomi in faccia tante cose che vede di me, che sente su di sé e forte di queste motivazioni mi fa capire che smorzerà tutte le mie seghe mentali. Usa anche argomenti che mi lasciano di stucco e mi imbarazzano un poco. Ma quando non mi abbraccio io per primo il calore altrui mi imbarazza ancora di più. Ridiamo della mia stupidità e ci scuotiamo l’un l’altra.
Poi ci alziamo. Io torno a casa, lei parte a notte fonda per volare.

Sabato: Faccio i puntini sulle i. Pedante! e ripetitivo, anche. Porto AnnA al mare. Lei mi guarda toccare quasi l’ombrellone con la testa e dice a voce alta "Papà hai trentasei anni e quasi tocchi l’ombrellone, non voglio pensare dove arriverai quando ne avrai trentasette". Un paio di signore di fianco ridono. Io vorrei dirle "AnnA, quando dici queste cose ad alta voce dovresti dire: papà hai trentasei anni, te li porti benissimo, sei single… ecc ecc". Non lo dico, ma mi limito a sorridere anche io. Però lo penso. Lo penso mentre mi guardo attorno e vedo ragazze camminare in spiaggia e ragazzi senza denti. Non riesco a distrarmi e mi intristisco un po’ sentendo addosso la solita sensazione di trasparenza. No, così non va.
A sera vado da Cristiano e conosco Francesca. Serata molto bella e sono di nuovo di buon umore. Lui è una garanzia e lei mi piace molto. Fanno bene certi incontri. Scatto loro delle foto e so già che ci lavorerò un po’ su per ringraziarli con queste.

Domenica: Scrivo e faccio un passo avanti. Sono troppo sensibile alla mia trasparenza. So che tutto passerà quando non ci farò più caso. Adesso ho un senso di vuoto, una falla da ridurre con un po’ di oblio e da tappare con me stesso. Nulla di nuovo sotto il sole, storia trita. Questione di tempo. Già rendersene conto significa aver messo in circolo gli anticorpi.
Giri di giostra sul bruco-mela e risate di AnnA sulle quali fa bene concentrarsi.
Coda all’aeroporto e doppietta Rossa.
Peccato solo che saltino gli appuntamenti per la sera.
Nanna presto. Però a me Bukowski non mi sta facendo impazzire.

Lunedì: Si prepara la partenza e via nel pomeriggio. Appuntamento a Pisa con Marinella. C’è pure Angioletta. Aurora non farò in tempo a vederla al mio arrivo a Milano e mi sa che ci rivedremo quando torna dalle vacanze. Da Pisa a Lodi una lunga telefonata nella quale scartavetriamo, stucchiamo, cancelliamo, puliamo, diamo un paio di mani di vernice, continuiamo quel lungo lavoro di evoluzione di un rapporto di nuova amicizia. Saluto con la manina e con un sorriso così così pezzi di quella storia che sarà difficile rivedere e sicuramente sconsigliato cercare. Copro con dei grandi teli bianchi ricordi e suppellettili ché non prendano polvere.  Poi chiudo a doppia mandata. Chiudiamo anche la telefonata che si sente già il profumo di tentazione. E buonanotte.
Nell’autoradio spingo il nastro de Il grigio.

Tag: pensieri

3 commenti a “Alti e bassi di un fine settimana lungo”

  1. roby1kenobi scrive:

    Del bukowski devi leggere le poesie…

    i gemelli

    a volte insinuava che ero un bastardo e io gli dicevo di ascoltare
    Brahms, e gli dicevo di mettersi a dipingere e di bere e di non farsi
    dominare dalle donne e dai dollari
    ma lui mi gridava: Per Amor di Dio ricorda tua madre,
    ricorda il tuo paese,
    ci farai morire tutti!…

    giro nella casa di mio padre (che aveva finito di pagare
    dopo 20 anni dello stesso lavoro) e guardo le sue scarpe stecchite
    il modo in cui i suoi piedi incresparono il cuoio, come se irosamente
    stesse piantando rose, e cos

  2. Giulia scrive:

    Se intendi Gaber, nonostante quel che sembri

  3. nessuno scrive:

    Roby1kenobi: quindi tu mi consigli di insistere? Secondo me comunque la traduzione qui e la prende degli svarioni mica male.

    Giulia: Intendo Gaber si :)

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